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Primo giorno di pace

· Accordo sul cessate il fuoco tra Governo colombiano e Farc ·

Il lungo cammino verso la pace è oramai avviato, ed è irreversibile. Finisce così, dopo un lungo e complesso negoziato all’Avana, il più longevo conflitto armato dell’America latina, perpetratosi per ben cinquantadue anni. Ieri il Governo di Bogotá e le Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc) hanno formalizzato l’accordo che prevede il completo cessate il fuoco bilaterale.

Il presidente colombiano Santos, il leader cubano Raúl Castro e il capo delle Farc Jimenez (Ap)

È il passo fondamentale, quello che apre la strada verso la firma finale del trattato di pace fissata per il prossimo 20 luglio. Sia sul cessate il fuoco che sulla deposizione delle armi, le parti hanno raggiunto un accordo tecnico che sarà monitorato e verificato da un pool di esperti internazionali coordinato dalle Nazioni Unite. Erano presenti alla firma dell’accordo a Cuba il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il presidente dell’Assemblea generale del palazzo di Vetro, Mogens Lykketoft, e il presidente di turno del Consiglio di sicurezza, François Delattre. Con il presidente cubano Raúl Castro erano presenti alcuni leader sudamericani, tra cui il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, e la cilena Michelle Bachelet. Gli ormai ex guerriglieri erano rappresentati invece da Rodrigo Londoño Echeverri, meglio noto come Timoleón Jiménez o Timochenko. Uno dei rappresentanti delle Farc, Carlos Antonio Lozada, ha confermato la notizia della firma su twitter annunciando «l’ultimo giorno di guerra» e sostenendo che «i negoziati procederanno ora sulla tabella di marcia della parte finale del processo di pace». Soddisfazione è stata espressa dal presidente cubano, Raúl Castro, che ha avuto un ruolo da mediatore nel dialogo tra le parti.

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23 agosto 2019

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