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Primo dovere
difendere gli indifesi

· Omelia dell’arcivescovo di Buenos Aires al Te Deum per la festa nazionale argentina ·

«Il primo dovere dello stato è prendersi cura della vita dei suoi abitanti, specialmente i deboli, i piccoli, i poveri e gli emarginati, i malati e gli anziani abbandonati, perché sono i più poveri dei poveri. Prendersi cura della vita dall’inizio alla fine dell’esistenza significa essere nazione». È quanto ha affermato il cardinale arcivescovo di Buenos Aires, Mario Aurelio Poli, nell’omelia per il Te Deum celebrato ieri, venerdì, in occasione della festa nazionale del 25 maggio.
La tradizionale celebrazione di ringraziamento nella cattedrela metropolitana, alla quale ha assistito, tra gli altri, il capo dello stato Mauricio Macri, è stata anche l’occasione per ribadire l’insegnamento della Chiesa in tema di diritto alla vita del nascituro, questione in questi giorni al centro del dibattito politico argentino. «Se la proposta è quella di optare tra una vita e un’altra, il nostro impegno è che vivano tutte e due», ha detto il primate argentino richiamando la necessità che sia le madri in difficoltà che i loro bambini siano sostenuti e accompagnati. In questo senso, il cardinale Poli ha citato un passaggio della recente esortazione apostolica Gaudete et exsultate: «La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo». 

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25 agosto 2019

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