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Primi migranti
alla frontiera statunitense

· ​Migliaia di soldati schierati lungo il confine con il Messico ·

Circa 400 migranti centroamericani sono giunti nelle ultime ore a Tijuana, la città messicana alla frontiera con gli Stati Uniti. Si tratta dell’avanguardia della carovana formata da oltre diecimila persone partite un mese fa da San Pedro Sula, in Honduras, con la dichiarata intenzione di superare quel confine. Dopo aver percorso duemila chilometri a piedi o con mezzi di fortuna offerti da amministrazioni locali messicane e privati cittadini, i migranti hanno raggiunto Guadalajara, nello stato di Jalisco. Da là si sono rimessi in movimento, prima una avanguardia di 800 persone, poi tutti gli altri, verso lo stato di Sinaloa, attraversando quello di Nayarit. Dietro di loro, un’altra carovana di 1600 migranti è arrivata a Città del Messico, dove ha ottenuto cibo e assistenza medica. Un terzo gruppo, composto da duemila persone e formato prevalentemente da salvadoregni, ha raggiunto Veracruz e avanza rapidamente verso la capitale messicana dove giungerà nei prossimi giorni. Infine le autorità segnalano il movimento anche di una quarta e ultima carovana di 1800 persone, anch’essa per lo più formata da salvadoregni, divisa in due tronconi negli stati di Oaxaca e Veracruz. Ad attenderli alla frontiera sono stati schierati dal presidente Donald Trump migliaia di soldati statunitensi. Il segretario alla difesa James Mattis, accompagnato dal segretario del dipartimento per la sicurezza nazionale Kirstjen Nielsen, ha visitato le truppe dislocate sul posto per «assicurare» il confine con il Messico prima dell’arrivo del grosso dei migranti. Mattis si è recato nella città di McAllen, nel sud del Texas, dove sono stati impiegati 2800 dei 5600 soldati coinvolti nell’operazione. Altri 1500 sono in Arizona mentre i rimanenti 1300 in California. Il Pentagono ha difeso la decisione di dispiegare le truppe e ha autorizzato l’operazione fino a metà dicembre.

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