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Prime vittime
di un conflitto dimenticato

· ​Appello dell’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč per i bambini in Ucraina ·

Kiev, 23. «Come Chiesa, abbiamo l’obbligo morale di dare voce a chi non ha voce, di far sentire il grido di questi innocenti e difendere il loro diritto di vivere l’infanzia in un mondo senza ingiustizie e violenze». Ieri l’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, ha diffuso una dichiarazione — ripresa da numerose agenzie di stampa fra le quali il Sir — in cui fa appello alla comunità internazionale affinché tuteli i bambini ucraini, vittime del conflitto, parlando di «un’emergenza umanitaria mai sperimentata in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale». Shevchuk è intervenuto dopo la diffusione, nei giorni scorsi, di dati dell’Unicef che «danno forma e numeri» a un dramma che «non può e non deve restare invisibile». Quelle fornite dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia «sono cifre che fanno riflettere»: sono almeno un milione i bambini ucraini che hanno bisogno di assistenza umanitaria, più del doppio rispetto all’anno scorso, quando sempre l’Unicef quantificava in 420.000 i minori bisognosi di assistenza.

L’Ucraina orientale, scrive l’arcivescovo, «sperimenta ormai il quarto anno di conflitto, nell’apparente disinteresse della comunità internazionale». Sono sempre di più le famiglie che hanno perso la casa, i sussidi sociali, l’accesso al sistema sanitario «a causa delle continue violazioni del cessate-il-fuoco». I bambini ucraini — afferma Shevchuk — «non hanno nemmeno più garantito l’accesso all’istruzione: sono state distrutte in Ucraina orientale più di 740 scuole, ovvero una scuola su cinque. La vita dei bambini è sempre a rischio e ogni anno la nostra Chiesa organizza varie iniziative per l’assistenza, la riabilitazione e la cura delle piccole vittime di guerra». Secondo l’Unicef sarebbero almeno 19.000 i minori che affrontano quotidianamente il pericolo costituito da mine e altri ordigni inesplosi e 12.000 quelli che vivono in comunità bombardate almeno una volta al mese. Eppure, sottolinea il presule, nonostante 1.700.000 sfollati, la crisi in Ucraina «resta un conflitto dimenticato. La situazione sempre più tragica della nazione resta invisibile agli occhi dell’opinione pubblica. I dati certificano una realtà che purtroppo è comune a tutti i conflitti: sono i più deboli e i più piccoli a subire più di tutti le conseguenze. Sono i più deboli e i più piccoli a essere più facilmente soggetti a traumi psicologici, ferite che rischiano di rimanere aperte». Purtroppo, nonostante gli sforzi della comunità internazionale, negli ultimi tre anni mai è stata raggiunta una situazione stabile di cessate-il-fuoco. Da qui l’appello dell’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč agli organismi internazionali di «continuare il percorso diplomatico» che porti alla fine della guerra e al raggiungimento di «una vera pace».

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