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Primato
della testimonianza

· ​Bartolomeo nella basilica dei Santi Apostoli ·

Icona del xiii secolo raffigurante la sinassi dei dodici apostoli

 «La relazione non può prescindere dalla voglia di comunione. Anche le nostre Chiese anelano alla piena comunione, nei tempi che Dio vorrà. Relazione e comunione ci fanno camminare insieme per parlare al mondo. E dire al mondo di oggi, afflitto da terribili ingiustizie, da fondamentalismi religiosi, economici, sociali, da uno sfruttamento insensato delle risorse dell’ambiente naturale a favore di pochi e a scapito di molti, che c’è ancora speranza». Parole del patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, che, ieri sera, alla vigilia della conferenza internazionale promossa a Roma dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, che lo vede tra i partecipanti, ha presieduto un momento di preghiera e venerazione delle reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo, custodite nella basilica dei Santi Apostoli.

La riflessione di Bartolomeo si è poi focalizzata sull’importanza della testimonianza cristiana: «Anche nelle società cosiddette “cristiane” esiste un nuovo martirio, frutto di mancanza di stupore, che è il martirio dell’indifferenza di una società post-religiosa, dell’aridità spirituale». Di qui una serie di fondamentali interrogativi: «Siamo ancora capaci di stupirci della chiamata che il Signore fa a ciascuno di noi? Stupirci delle cose di Dio, della fragilità dell’uomo, dell’unicità e della centralità di ogni essere umano?».

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22 ottobre 2019

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