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Prima incontrare
poi organizzare

· Il sacerdote e la misericordia ·

Tra le verità da mostrare ai fedeli — soprattutto in prossimità del giubileo — non può mancare per un presbitero il riferimento al volto misericordioso di Dio. Anzi, guardando al magistero e all’esempio di Papa Francesco, mi piace pensare alla misericordia come al tratto distintivo di tutto il ministero presbiterale, il suo asse portante.

In primo luogo, Papa Francesco invita fortemente i preti a tornare al confessionale, a dedicare tempo a questo ministero, che deve stare nei primissimi posti tra le priorità di un sacerdote. Avere orari precisi e conosciuti alla gente, “investire” tempo, mettendosi a disposizione per l’ascolto, non costringere i fedeli all’inseguimento; queste sono alcune avvertenze a cui prestare attenzione, perché un cuore pentito, che cerca il perdono del Signore e la riconciliazione, è una “terra di missione” preziosa per un sacerdote.

Quindi, occorre che il presbitero missionario stia in confessionale, non solo occasionalmente, e sia disponibile a farsi incontrare da chi lo cerca o da chi è “ispirato” dalla sua sola presenza a sentire fastidio per i propri peccati. Ma, oltre a questo, è importante “stare bene” in confessionale, ricordando il mandato di essere «giudice e medico», «contemporaneamente ministro della divina giustizia e della misericordia» (can. 978, § 1); è importante che il confessionale sia frequentato da un sacerdote esperto nella vita spirituale e consapevole di avere un dono di misericordia da dispensare, perché, come ha scritto Papa Francesco, «il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile». (Evangelii gaudium, n. 44).

L’incontro tra la fragilità umana, rianimata da un sincero pentimento, e la misericordia di Dio, sperimentata in confessionale tramite il ministero del sacerdote, può davvero cambiare la vita di una persona, perché la confessione — secondo le parole di Papa Francesco (meditazione quotidiana a Santa Marta, 29 aprile 2013) — è «un incontro con Gesù che ci aspetta come siamo», per aiutarci a diventare come lui ci vuole.

di Beniamino Stella

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18 agosto 2019

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