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Prima il perdono

· ​Sulla croce ·

«Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Luca, 23, 34). Sono le sue prime parole dalla croce. Sono parole di perdono, non di vendetta, di odio o di rancore, e non chiedono neppure a Dio, giudice supremo, di fare giustizia davanti all’enorme ingiustizia della morte di un innocente. Gesù inchiodato alla croce si rivolge a Dio come Padre per chiedergli di non scaricare la sua frusta castigatrice su quegli stolti che lo hanno crocifisso.

Francisco del Rincón, «L’elevazione della croce» (1604, Valladolid,Colegio de San Gregorio, Museo Nacional de Escultura)

«Non sanno quello che fanno — scriveva Hans Urs von Balthasar, uno dei grandi teologi del XX secolo — lo inchiodano al legno per disfarsi definitivamente di lui e così lo inchiodano per sempre a questa terra, saldamente. Lo inchiodano in modo che non si possa più muovere e così eseguono la sua volontà di rimanere sempre con noi. Né la Resurrezione né l’Ascensione cambiano tutto ciò. Non è l’uomo che lo costringe a essere fedele alla terra; è Lui stesso che, con la sua divina libertà, rimane con noi fino alla fine e oltre» (Via Crucis in Vaticano, 1988).
«Non sanno quello che fanno», sospira Gesù mentre i suoi occhi, offuscati dal sangue che a fiotti sgorga dal suo capo coronato di spine, intravedono appena l’orrenda folla che assiste alla sua esecuzione. Forse non sapevano quello che stavano facendo i soldati romani, semplici esecutori materiali del più orrendo crimine della storia dell’umanità. Forse Anna e Caifa, e con loro la casta dei sacerdoti e degli scribi corrotti e corruttori, erano incapaci di comprendere l’entità dell’errore che stavano commettendo. Forse il governatore Ponzio Pilato, assalito dalle sue paure e dalla sua codardia, pensava di aver preso la decisione politicamente corretta, sebbene fosse convinto dell’innocenza del Nazareno. Forse Giuda poteva giustificare il suo tradimento con la delusione che aveva subito la sua brama di capeggiare una rivolta contro gli invasori romani. Forse in quella moltitudine vociferante e blasfema non c’erano altro che un sadico desiderio di divertirsi con la disgrazia altrui e di ammazzare un pomeriggio con uno spettacolo che non si vedeva tutti i giorni.
Forse, forse, forse. Ma Gesù si disfa di tutti quei forse e chiede al Padre di perdonare tutti, senza eccezioni. Perciò è venuto al mondo, per perdonare e vuole che questo sia il suo testamento. Il perdono di Gesù non ha limiti e attraversa ogni tempo, fino a giungere ai giorni nostri. Non gli impedisce di perdonare neppure i nostri enormi e gravi peccati, perché anche gli uomini e le donne di oggi non sanno quello che fanno, noi non sappiamo quello che stiamo facendo.
Non sanno quello che fanno quegli scienziati che giocano con la vita umana come se fosse un oggetto, un prodotto che si può manipolare, trasformare, vendere o affittare; quei sapienti che nei loro laboratori possono già clonare l’essere umano privandolo della sua vera natura di uomo libero e di creatura nata dall’amore tra un uomo e una donna. 

di Antonio Pelayo

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17 agosto 2019

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