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Prima
di essere Francesco

· In un libro la Buenos Aires di Jorge Mario Bergoglio ·

Nessun “grazie” a Saverio Simonelli per il suo libro Prima di essere Francesco. Semplicemente perché un giornalista e scrittore con la sua originale sensibilità letteraria “doveva” scriverlo. Dandoci l’opportunità di respirare l’Argentina di Jorge Mario Bergoglio, facendoci sentire persino l’odore delle strade di Buenos Aires, tra i dribbling del goleador René Pontoni e il fascino del tango. E invitandoci ad attraversare luoghi e tempi, poeticamente, con Jorge Luis Borges.

Prima di essere Francesco (Coccole Books, 2019, euro 10) racconta l’animo, e per questo i giorni, di un uomo chiamato dalla “fine del mondo” a essere Papa. Con la curiosità del giornalista e la solidarietà del cristiano, Simonelli propone un viaggio proprio in quella terra, in quella cultura “alla fine del mondo” in cui è nato e si è formato l’uomo che ha scelto per sé il nome Francesco.

Non è una biografia, avverte lo scrittore. Ma non è vero: il libro è una biografia creativa, probabilmente persino più efficace di una monumentale opera scientificamente rigorosa. Sicuramente sono pagine che si fanno leggere d’un fiato. Alla portata di tutti. Affascinanti perché raccontano una vita. E che vita.

In 118 pagine — compreso un pratico glossario che dà informazioni essenziali: si va dal vescovo Enrique Angelelli, che sarà beatificato il 27 aprile, alla scoperta del mate, per gli argentini molto più di una bevanda — Simonelli presenta dodici “fotografie” che, pur disposte cronologicamente, non hanno nulla a che vedere con i capitoli tradizionali di un volume. E già il fatto che le prime due “istantanee” siano state “scattate” prima della nascita di Jorge rivela che raccontare l’humus del primo Papa latinomaericano — a sei anni dall’elezione — è l’obiettivo di questa biografia essenziale nella sua creatività. L’autore ci accompagna, insomma, con scorrevolezza alle radici, non con stile polveroso o archeologico ma applicando il “metodo Bergoglio” tra memoria e speranza: ricordando il passato, per vivere l’oggi e progettare il domani.

Proprio per questa ragione nel primo “quadro” del libro Simonelli fa rivivere l’esodo degli emigrati italiani che raggiunsero l’Argentina tra fine Ottocento e inizio Novecento. Sono pagine forti, intense, attuali, tanto da riconoscerci anche gli stati d’animo dei migranti di oggi in cerca di pane e di pace attraverso altri mari.

Di questa storica epopea, che lo scrittore tratteggia lievemente pur documentatissimo (ha anche De Amicis tra le sue fonti), fa parte la famiglia Bergoglio. E qui Simonelli non fa proprio nulla per nascondere un tenerissimo affetto per nonna Rosa.

È dunque dalle radici che parte la narrazione, affidata con una finzione letteraria a Eduardo, un personaggio talmente di fantasia da essere, alla fine, reale. È il racconto di una vita vissuta. Sì, tanta vita, vissuta per davvero anche nelle pieghe più dolorose, tra emarginazioni e successi. Attraverso periodi storici complessi, come gli anni della dittatura militare in Argentina. Tra incontri, amicizie, passioni che Simonelli-Eduardo racconta rivelando i dettagli, emotivi e spirituali, di episodi reali ma poco conosciuti. E ricorrendo letterariamente all’aiuto di personaggi inventati... ma mica poi tanto: Felipe è l’alter ego di Jorge Milia, alunno di Bergoglio e oggi insegnante e scrittore.

Il momento cruciale di questo “viaggio letterario dell’anima” proposto da Simonelli è, forse, il racconto della vocazione di Jorge. Un evento che cambia tutto. Una volta e per sempre. Sarà interessante ascoltare le reazioni dei più giovani — a cui Simonelli anzitutto si rivolge in queste pagine — di fronte all’evento-vocazione.

Nella “fotografia” di quel 21 settembre 1953 ci sono tutti gli elementi per la sceneggiatura di un film, tanto che Simonelli, forte dell’esperienza giornalistica e culturale a TV2000, ci mette a far da sfondo — attrici non protagoniste ma decisive con la loro fede quasi fisica — anche le vecchine con il rosario e la busta della spesa in chiesa. Ci sono i vicoli di Buenos Aires nei quali, un po’ di anni dopo, avrebbe palleggiato Maradona. Ma c’è soprattutto l’appuntamento di Jorge per una scampagnata con Crespo, Morelli e Carabajo, gli amici di sempre. Ed ecco che, improvvisamente, senza preavviso e senza averlo programmato, Jorge si lascia sorprendere da Dio: scende dal bus ed entra nella basilica di Flores. Cambia tutta la sua vita. Il discernimento lo farà diventerà gesuita e sacerdote. E il 13 marzo 2013 Papa.

Da quel momento comincia la storia di Francesco.

di Giampaolo Mattei

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15 ottobre 2019

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