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Prima dell’Italia

· Per una storia della tutela delle opere d’arte ·

Venerdì 9 gennaio, presso l’Accademia dei Lincei, il direttore dei Musei Vaticani tiene un intervento nell’ambito della conferenza sul tema «La Tutela del patrimonio culturale in Italia, storia e prospettive».

«Spinario» (particolare, iii-i secolo prima dell’era cristiana, Roma, Musei Capitolini)

È un Paese, l’Italia, scrive Antonio Paolucci, che ha conosciuto relativamente tardi l’unità politica e quindi la centralizzazione della sua amministrazione. È un Paese che non ha sperimentato o ha sperimentato solo marginalmente le dispersioni e le distruzioni del patrimonio, soprattutto ecclesiastico, provocate dalle grandi rivoluzioni della modernità e che ha mantenuto più a lungo che altrove in Europa assetti sociali e forme culturali tradizionaliste.

Questo spiega, aggiunge, perché, sotto il cielo d’Italia, il patrimonio storico e culturale si sia conservato più e meglio che altrove e perché abbia le caratteristiche di varietà, pluralità, diffusione che lo fa unico e invidiato nel mondo. Una cosa va affermata con forza. Sono stati gli italiani a inventare il concetto stesso di tutela, a dare a esso forma giuridica, a istituire le prime normative.

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