Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Prima
che sia troppo tardi

· ​Drammatico appello dell’arcivescovo di Aleppo dei Greco-Melchiti ·

Un grido di dolore. E un appello alla pace. Perché non sia troppo tardi. Ha i toni drammatici di chi in prima persona vive ormai da anni la tragedia del conflitto siriano il messaggio diffuso dall’arcivescovo di Aleppo dei Greco-Melkiti, Jean-Clément Jeanbart, solo a poche ore dall’ennesimo bombardamento, il ventesimo, che ha colpito il tetto dell’arcivescovado, fortunatamente senza provocare morti. Ma è alle migliaia di vittime del conflitto che fa riferimento l’accorato appello del presule diffuso dal sito L’Oeuvre d’Orient. 

Permettez-moi, dice il presule, «lasciatemi, consentimi di accompagnare nel pianto e nel dolore le famiglie di Aleppo che hanno perso tutto, che hanno avuto anche più di un morto, che hanno la casa distrutta, che non hanno più futuro». Sentimenti di amarezza e di sconforto sempre più crescenti di fronte «ai tanti genitori in difficoltà che affrontano privazioni di ogni genere» per poter assicurare ai figli lo stretto indispensabile per vivere dignitosamente e crescere in modo sano. Per non dire della preoccupazione per i numerosissimi anziani, rimasti soli e senza aiuto.
Di fronte a tutto ciò, all’aumento dell’ansia per il futuro e allo scoramento, il presule ha parole ferme. «Permettetemi di gridare la mia rabbia e di rivoltarmi contro un sistema globale incline alla barbarie, assetato di potere e stordito da un’insaziabile venalità. Lasciatemi piangere con il mio popolo, afflitto e ferito, con le centinaia di migliaia di vittime sacrificate, perchè io non so se la promessa di una società migliore e quella primavera araba balenata arriveranno mai». Di qui anche un appello alle nazioni libere. «Consentitemi di alzare la voce per chiedere soccorso agli uomini di buona volontà che vogliono ascoltarci». I miliziani del sedicente Stato islamico, ricorda il presule, hanno già «macellato» migliaia di cristiani della regione. «Dopo Maaloula, Mossul, Idleb e Palmira cosa aspetta l'Occidente a intervenire? Cosa aspettano le grandi nazioni a fermare queste mostruosità?».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

27 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE