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Prima che sia troppo tardi

· L’appello dei vescovi nigeriani ·

Abuja, 3. Continuano le violenze dei pastori islamisti fulani che nei giorni scorsi hanno ucciso oltre un centinaio di persone in Nigeria. Al riguardo, il vescovo di Gboko, monsignor William Amove Avenya, diocesi nello stato nigeriano di Benue, a maggioranza cristiana, ha lanciato un appello affinché si ponga fine al più presto al massacro di vittime innocenti. «Non commettete lo stesso errore — ha dichiarato il presule alla fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre — che è stato fatto anni fa con il genocidio in Rwanda. Era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo ha fermato. E sappiamo bene come è andata a finire».

Quella di monsignor Avenya, è l’ennesima voce di un vescovo della Middle Belt nigeriana che si leva per denunciare un fenomeno sempre più preoccupante, quello delle violenze dei pastori islamisti fulani che nelle ultime settimane hanno messo a segno nuovi attacchi violenti nell’area di Jos, capitale dello stato di Plateau, uccidendo oltre cento persone.

Come è noto, i pastori fulani fanno pascolare il loro bestiame nella Middle Belt da secoli e vi sono sempre stati scontri con i contadini locali, a maggioranza cristiana, i cui raccolti sono spesso dimezzati o addirittura distrutti dalle mandrie. Ma se in passato tali conflitti potevano essere di carattere prettamente etnico o economico e si risolvevano a volte anche bonariamente, oggi la matrice religiosa sembra aver preso il sopravvento. Secondo dati ufficiali, infatti, vi sarebbero state 492 vittime dall’inizio dell’anno a oggi nel solo stato di Benue. «Sono criminali e terroristi — ha aggiunto monsignor Avenya — ma non fanno le stesse cose nei territori a maggioranza musulmana. Siamo convinti, infatti, che sia in atto una vera e propria pulizia etnica nei confronti della comunità cristiana».

Al riguardo, i vescovi di Katsina Ala (nello stato di Benue), monsignor Peter Iornzuul Adoboh, e di Lafia (nello stato di Nassarawa), monsignor Matthew Ishaya Audu, ritengono che vi sia una «chiara agenda per islamizzare la Middle Belt nigeriana». Un piano che si serve dei pastori fulani. «Vogliono colpire i cristiani — ha spiegato monsignor Audu — e il governo non fa nulla per fermarli».

Ad alimentare i sospetti di una protezione da parte del governo non è soltanto l’inattività della polizia federale, ma è anche il fatto che i pastori fulani sono dotati di armi sempre più sofisticate, il che lascia pensare che possano ricevere aiuti economici da parte di qualche partito o organizzazione.

«Una volta — ha sottolineato il vescovo Avenya — questi pastori si spostavano armati soltanto di bastoni, adesso sono armati di fucili di ultima generazione. Armi efficaci e costose che non possono permettersi. Chi fornisce, dunque, a loro queste armi? E poi in quelle aree ci sono check-point ogni due chilometri, è mai possibile che uomini armati con le mandrie al seguito divengano improvvisamente invisibili?».

Intanto, il mese scorso tutte le diocesi della Nigeria hanno aderito a una marcia di protesta per chiedere al governo di proteggere i cristiani e rafforzare le misure di sicurezza. «I nostri fedeli vengono uccisi oppure vivono in condizioni di sfollati a causa delle violenze dalle quali fuggono — hanno affermato i vescovi di Lafia e di Katsina-Ala — e l’occidente continua a guardare ancora ai fulani come a una problematica interna. Non è così». Di qui l’appello dei presuli nigeriani: «Non fate come con il Rwanda, non aspettate che si compia il genocidio prima di intervenire!».

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