Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Prezioso strumento di diffusione

· Un volume sul cinema missionario ·

Lo storico e antropologo belga Guido Convents, esperto di cinema africano e delle relazioni fra cinema e cattolicesimo, ha firmato un piccolo volume dal titolo Dal segretariato dell’ocic per il cinema missionario a Signis Service Rome, che riassume la storia, lunga ormai quasi un secolo, degli enti attraverso cui il mondo cattolico ha cercato di regolamentare il rapporto fra il proprio pubblico e il grande schermo. Non senza difficoltà, titubanze e frequenti temporeggiamenti. A causa, soprattutto, della scarsa preparazione tecnica sui mezzi di comunicazione.

Fogliettino distribuito durante la proiezione di «À la croisée des chemins» di Jean-Marie Poitevin (1943)

Una storia che inizia con la fondazione dell’Office Catholique International du Cinéma (ocic), presieduto dal tedesco Georg Ernst, già direttore della casa di produzione cattolica Leo-film di Monaco. Anche sulla spinta e la guida delle encicliche di Papa Pio xi Divini Illius Magistri (1929) e soprattutto Vigilanti cura (1936), l’ocic comincia presto a specializzarsi nell’uso del cinema per facilitare l’evangelizzazione dei paesi di missione, ovvero a diffondere attraverso il cinema idee cattoliche e a promuovere produzioni sull’opera missionaria da distribuire anche al grande pubblico, come Tokosile die schwarze Schwester (1933) dell’oblato Stephan-Maria Jurkzek o Sahara, terre féconde (1935) di padre Felix Dufays. Ma il segretariato del cinema missionario prenderà definitivamente forma soltanto nel dopoguerra grazie a padre Jean-Marie Poitevin, già missionario nonché regista di film sull’argomento.
Nuovi impulsi al cinema missionario e alla regolamentazione di cinema e radio per la diffusione di valori cattolici, arriveranno quindi dal concilio Vaticano ii e dall’enciclica di Paolo vi Communio et progressio (1971), che sancirà definitivamente l’importanza della comunicazione attraverso i media, strumento assolutamente legittimo e prezioso per la diffusione della dottrina cattolica.

Nel 2001 l’ocic ha rafforzato la propria struttura fondendosi con l’Unda, l’organizzazione cattolica internazionale per la radio e la televisione, e diventando signis, sotto la presidenza di un altro missionario, padre Jean Paul Gillet, della Società per le Missioni Estere, il quale avrà il merito di traghettare l’ente nell’era della tecnologia digitale.

di Emilio Ranzato

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 maggio 2018

NOTIZIE CORRELATE