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Preti vicini
che parlano con tutti

· ​La messa del crisma celebrata dal Papa nella basilica vaticana ·

«C’è sempre» e «parla con tutti» il prete ideale di Papa Francesco: lo ha spiegato nella messa del Crisma celebrata il 29 marzo, Giovedì santo, nella basilica vaticana.

Per il Pontefice «la vicinanza è più che il nome di una virtù, un atteggiamento che coinvolge tutta la persona, il suo modo di stabilire legami, di essere contemporaneamente in sé stessa e attenta all’altro». E in particolare riguardo alla figura del sacerdote, ha aggiunto ricordando che quando «la gente dice che “è vicino”, di solito fa risaltare due cose»: anzitutto il suo esserci quando c’è bisogno, al contrario del «non c’è mai»; e in secondo luogo il saper «trovare una parola per ognuno», sia che si tratti di «grandi, piccoli, poveri» o non credenti. Insomma, «preti vicini, che ci sono, che parlano con tutti. Preti di strada».

In proposito Francesco ha anche suggerito un modello concreto: «Uno che ha imparato bene da Gesù a essere predicatore di strada è stato Filippo, che andava di luogo in luogo annunciando la buona notizia della Parola predicando in tutte le città». Del resto, il diacono di cui parlano gli Atti degli apostoli «era uno di quelli che lo Spirito poteva “sequestrare” in qualsiasi momento e farli partire per evangelizzare, andando da un posto all’altro, uno capace anche di battezzare gente di buona fede, come il ministro della regina di Etiopia, e di farlo lì per lì, lungo la strada». Di conseguenza, ha proseguito il Pontefice nell’omelia, «abbiamo bisogno di acquisire meglio il fatto che la vicinanza», oltre a essere la chiave dell’evangelizzatore e della misericordia, «è anche la chiave della verità». Da qui la domanda: «Si possono eliminare le distanze nella verità?». E la risposta non poteva che essere affermativa. «Sì, si può. Infatti la verità — ha spiegato — non è solo la definizione che permette di nominare le situazioni e le cose tenendole a distanza con concetti e ragionamenti logici. La verità è anche fedeltà, quella che ti permette di nominare le persone col loro nome proprio, come le nomina il Signore, prima di classificarle o di definire “la loro situazione”». E per questo Francesco ha stigmatizzato l’“abitudine brutta” della “cultura dell’aggettivo”: «Questo è così, questo è un tale, questo è un quale... No, questo è figlio di Dio. Poi, avrà le virtù o i difetti, ma la verità fedele della persona e non l’aggettivo fatto sostanza». Da qui l’esortazione ai presbiteri affinché stiano «attenti a non cadere nella tentazione di farsi idoli di alcune verità astratte. Sono idoli comodi, a portata di mano, che danno un certo prestigio e potere e sono difficili da riconoscere. Perché la “verità-idolo” si mimetizza, usa le parole evangeliche come un vestito, ma non permette che le si tocchi il cuore. E, ciò che è molto peggio, allontana la gente semplice dalla vicinanza risanatrice della Parola e dei sacramenti di Gesù». Con il conseguente invito a rivolgersi «a Maria, madre dei sacerdoti. La possiamo invocare come “Madonna della vicinanza”».

Al termine della riflessione il Pontefice ha suggerito «tre ambiti di vicinanza sacerdotale»: nel dialogo spirituale, nella confessione e nella predicazione. E infine ha donato a tutti i concelebranti e ai diaconi il libro di Diego Fares Dieci cose che papa Francesco propone ai sacerdoti.

L’omelia del Papa

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