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Prete sino in fondo

· Roncalli cappellano militare ricordato dal segretario di stato ·

Nel ventennale di fondazione, il seminario maggiore dell’ordinariato militare per l’Italia è stato intitolato a san Giovanni XXIII, il Pontefice patrono dell’Esercito italiano, nel corso della celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale segretario di stato, nel pomeriggio di venerdì 7 dicembre. Hanno concelebrato l’arcivescovo ordinario militare Santo Marcianò e numerosi cappellani ex alunni del seminario. Pubblichiamo stralci dell’omelia del porporato.

Angelo Giuseppe Roncalli in divisa durante la prima guerra mondiale

Questo seminario deve molto alla Madre di Dio. Proprio l’8 dicembre di vent’anni fa, nella solennità dell’Immacolata Concezione, esso veniva costituito e ora, nei primi vespri della festa, viene dedicato a san Giovanni XXIII, devotissimo a Maria e buon conoscitore della vita dei militari, dei rischi cui vanno incontro e delle fatiche che sperimentano, avendo egli preso parte alla prima guerra mondiale come cappellano militare.

Il percorso verso la santità di Papa Giovanni fu attraversato dall’esperienza militare. L’essere cappellano, che per lui ha rappresentato un tempo della vita, per voi è vocazione da vivere nel tempo, che vi chiama a servire al meglio la missione di evangelizzazione del mondo militare, anche grazie all’esempio di Angelo Roncalli.

È molto interessante leggere il ricordo di come tale esperienza ebbe per lui inizio: da una chiamata a partire come soldato, per la quale egli rifiutava di «farsi raccomandare come cappellano militare», come molti altri avevano fatto e ottenuto: da una parte — scriveva — perché «mi sarebbe sembrato un tentar Dio»; dall’altra, perché «il pensiero delle responsabilità del ministero di cappellano militare, specialmente con un reggimento al fronte, mi spaventava, non tanto per il timore di perdere la vita che è pur sempre cosa cara, quanto di un insuccesso dannoso ai soldati e non decoroso per me e per la dignità sacerdotale».

Emerge la venerazione che Giovanni XXIII nutriva per la dignità sacerdotale e il grande rispetto del ministero di cappellano militare. La dignità sacerdotale egli la esercitò fino in fondo anche da cappellano militare, trovando sempre occasione per spargere il buon seme del Vangelo, come leggiamo in una delle tante lettere scritte in quel periodo: «La guerra mi ha offerto l’occasione di avvicinare anime assai più che dapprima, e di studiare le vie migliori per giungere ad esse. È dunque esperienza che mi ha fatto e mi fa molto bene: mi rende più buono, più disposto a compatire i difetti altrui, a dimenticare me stesso, e tutto ciò che nel mondo potrebbe darmi nome e onori per non cercare che il trionfo del regno di Dio e della sua Chiesa. [...]. Mi adopero per quanto posso per il bene dei soldati... e debbo dire che raccolgo soddisfazioni che augurerei a tutti i sacerdoti in cura d’anime».

È un invito a valorizzare aspetti pastorali che caratterizzano il vostro futuro ministero, tenendo certamente conto dei cambiamenti oggi in atto nello stesso mondo militare.

Siate preti fino in fondo, preti come lui, e sarete dei bravi cappellani. Ricordate che avrete sempre il grande vantaggio di essere vicini ai militari e alle loro famiglie, particolarmente ai tanti giovani con cui ci saranno occasioni frequenti e privilegiate di incontro. Vicini nella condivisione del quotidiano, tanto in Italia quanto nelle missioni estere, elemento essenziale questo per vivere la “pastorale” non come una serie di iniziative eclatanti o episodiche, ma come autentico coinvolgimento di vita.

Il mondo militare è stato parte della vita di Papa Giovanni; in più occasioni egli ne ribadirà l’impronta formativa ricevuta ed esso rimarrà sempre oggetto del suo interesse di pastore.

Il mondo militare è anche parte della vita della Chiesa, è oggetto delle sue preoccupazioni e cure pastorali, come ribadiscono i documenti del Concilio e del magistero pontificio, prima fra tutte la Spirituali militum curae.

Intitolare il seminario è un atto di grande solennità, ma il messaggio che ne raccogliamo è, in definitiva, semplice, cioè evangelico: lasciarsi ispirare dalla santità di Giovanni XXIII, così attuale e necessaria oggi. Una santità racchiusa nel suo motto — oboedientia et pax — che ci immette in modo straordinario nella liturgia di oggi, solennità dell’Immacolata Concezione.

Sì. L’obbedienza! Parola desueta ai nostri giorni, ma importante nel mondo militare, come sperimentò Angelo Roncalli. Parola che si identifica con la vita di Maria, totalmente inserita nella volontà di Dio.

di Pietro Parolin

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24 marzo 2019

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