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Il Vaticano e le esposizioni internazionali

· Dal 1851 al 2015 ·

L’idea di «Esposizione Universale» nacque per la prima volta nel 1851, a Londra. Alberto, marito della regina Vittoria, presidente della Royal Society of Arts, ebbe l’intuizione di organizzare una grande esposizione per mostrare al mondo le meraviglie dei progressi tecnologici e della nascente industrializzazione. Le Expo Universali si susseguirono con crescente successo. A Parigi nel 1867, per i fasti del secondo impero, furono quindici i milioni di visitatori; a Vienna nel 1873 sette milioni. Nel 1876 fu la volta del Nuovo Mondo: a Philadelphia venne commemorato il centenario dell’indipendenza americana. Nel 1889 si tornò a Parigi nel centenario della rivoluzione francese; la Tour Eiffel divenne simbolo, da allora perenne, della città: si presentarono i primi prototipi di automobili e la luce elettrica: invenzioni destinate a cambiare il mondo. Nel 1906 Milano solennizzò l’apertura del traforo del Sempione: apertura dell’Italia del nord industrializzata verso l’Europa. Nel 1915 l’Expo fu tenuta a San Francisco per l’apertura del Canale di Panama: i visitatori furono 18 milioni. Dopo la prima guerra mondiale, nel 1928 fu creato per l’Expo, che favoriva un business straordinario, il Bureau International des Expositions. 

Pio XI in visita ai padiglioni dei Musei vaticani in allestimento per l’esposizione del 1925

L’Expo di Parigi del 1931 aprì ai paesi coloniali. Nell’occasione fu anche evidenziato il ruolo delle missioni nel programma di civilizzazione colonialistica: furono costruite due chiese, una cattolica e una protestante. Seguirono: nel 1933 Chicago e nel 1937 Parigi. La seconda guerra mondiale sospese la grande manifestazione, che riaprì a Bruxelles nel 1958.
La Chiesa è sempre stata in prima fila nelle Expo sino dal lontano 1851 e ha partecipato quasi sempre a questi eventi, fino all’ultima di Milano del 2015, testimoniando così dei molteplici interessi che la animano, del coraggio nel confrontarsi senza remore con altre culture e religioni. Un innovativo volume Attraversare la storia. Mostrare il presente. Il Vaticano e le Esposizioni internazionali 1851-2015. (pagine 272, euro 39) edito in questi giorni per le Edizioni dei Musei Vaticani/24 Ore Cultura, a cura di Micol Forti, direttore delle collezioni vaticane di Arte moderna, Federica Guth e Rosalia Pagliarani, con presentazione del cardinale Gianfranco Ravasi e prefazione di Antonio Paolucci, viene a ripercorrere, con il supporto di una ricca documentazione d’archivio, la lunga storia delle partecipazioni della Santa Sede alle Esposizioni Universali.
Il primo capitolo si occupa delle partecipazioni della Chiesa alle Expo dal tempo di Pio ix fino alla mostra di Chicago del 1893. Non certo una Chiesa imbalsamata e odorosa di sacrestia. A Londra nel 1851 furono presentate sculture squisite come l’Amore e Psiche di Giovanni Maria Benzoni; inoltre mosaici della celebre Scuola Vaticana, cammei, ma anche minerali, asfalti naturali, allume e altri prodotti industriali provenienti dagli stati pontifici. Pio IX non si sottrasse al confronto tecnico scientifico, anzi. Nel 1855 la Chiesa cattolica fu presente all’Expo di Parigi, pur nella difficile temperie politica italiana. Nell’Expo di Londra del 1862 lo Stato pontificio, anche se nella drammaticità dell’immediato momento post-unitario italiano, ebbe uno stand proprio con oggetti appartenenti alle Belle Arti, Industria e Arti meccaniche. A Parigi, nel 1867, la presenza della Santa Sede era ormai assodata e con solida esperienza. Pio ix volle che si realizzasse in scala reale una suggestiva ricostruzione idealizzata delle catacombe romane, che volle visionare personalmente prima della partenza per la Francia e che fu visitatissima. C’erano però anche strumenti scientifici all’avanguardia come il meteorografo di padre Secchi, che permetteva le prime previsioni del tempo su base accertata. Dopo la presa di Porta Pia nel 1870, la Santa Sede incominciò a guardare con crescente simpatia agli Stati Uniti. Fu così presente all’Esposizione del 1876 a Philadelphia, sia pure con pochi pezzi di mosaico e di arazzi. A Chicago, nel 1892, il Vaticano inviò mosaici, lettere originali e in copia di Colombo; inoltre contribuì alla ricostruzione del convento francescano di Palos dove aveva soggiornato Colombo.
La Santa Sede, durante l’Ottocento, organizzò anche mostre a Roma. Del 1870 è L’esposizione romana delle opere di ogni arte eseguite pel culto cattolico promossa da Pio IX pochi mesi prima di Porta Pia: Virginio Vespignani progettò le strutture espositive nel chiostro della basilica di Santa Maria degli Angeli. Nel 1888 un’altra mostra fu aperta nelle Gallerie e nei Giardini vaticani: una serie di splendide foto storiche evoca il gusto del neogotico allora trionfante. Fra 1904-1936 ne seguirono altre in Vaticano: expo missionarie, mariane, stampa cattolica; una foto del 1925 presenta Pio XI che assiste personalmente all’allestimento dei padiglioni all’interno dei Musei vaticani.
Nel 1904 la Santa Sede fu presente all’Expo di Saint Louis con pezzi preziosi provenienti dalla Biblioteca vaticana, con gigantografie della Cappella Sistina e delle Stanze di Raffaello, disegni delle catacombe, copie da Guido Reni. Nel 1929 a Barcellona, nel 1931 a Parigi e nel 1935 a Bruxelles nel 1935, la Santa Sede partecipò con un ruolo significativo e si dimostrò assai sensibile ai nuovi linguaggi per l’arte sacra, e alle grandi mutazioni sociali che stavano investendo le comunità cattoliche, nel settore delle famiglie, delle scienze dei dibattiti culturali. Fra 1950 e 1958 due furono gli eventi di maggior rilievo nel settore espositivo: la mostra internazionale di arte sacra per il giubileo, e l’Expo di Bruxelles. Ma è indubbiamente l’Expo di New York del 1964-65 a catalizzare i visitatori, poiché in quell’occasione fu esposta la Pietà di Michelangelo, mai uscita prima dal Vaticano. L’allestimento dello scenografo Jo Mielziner trasformò l’esposizione della Pietà in una apoteosi visitata da ventisette milioni di persone. Il padiglione volle nell’occasione tracciare una storia della cristianità da Cristo al Concilio vaticano ii; fu allora presentata anche la ricostruzione della tomba di san Pietro sotto la basilica Vaticana. Montreal 1967 e Osaka 1970 videro la nascita di “padiglioni ecumenici” e un Christian pavillon radunò sette comunità religiose fra cui quella cattolica.
L’affascinante storia delle Expo è proseguita dagli anni ottanta del Novecento ai giorni nostri. Il Vaticano si è sempre distinto per prestiti altissimi: la Pietà di Caravaggio e gli arazzi di Raffaello a New Orleans nel 1984; il Ciborio di Sisto IV a Siviglia nel 1992. Il ricordo dell’Expo di Milano del 2015 è invece ancora vivissimo. La Santa Sede, in una “dimensione etica e antropologica”, si è dedicata alla custodia della terra, all’educazione, al cibo fattore di vita e al cibo eucaristico fattore di vita eterna: temi che hanno coinvolto e invitato il pubblico a riflettere. Focus dell’expo vaticana, una enorme tavola al centro della sala e una superficie multimediale sulla quale venivano proiettate le immagini di tutti i contesti quotidiani in cui si può usare un tavolo: raduno familiare, altare, mensa, base di lavoro degli artigiani, banco di cucina, tavolo operatorio in ospedale, refettorio di un monastero. La suggestiva struttura architettonica, scheggiata da scritte sottili, progettata da Corrado Annoni, Stefano Parodi, Michele Reginaldi e Daniela Saviola, ha inteso comunicare l’idea della roccia, della pietra su cui Cristo ha costruito la sua Chiesa.

di Arabella Cifani

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21 ottobre 2019

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