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Pressione di Trump su Assad

· Annunciate sanzioni contro il governo siriano mentre non si esclude l’ipotesi di un nuovo attacco ·

 Non si attenua la pressione di Washington sulla Siria. L’amministrazione Trump è pronta a varare nuove sanzioni contro il governo del presidente Assad e non esclude, se necessario, un nuovo intervento missilistico. «Gli Stati Uniti vareranno a breve nuove sanzioni contro la Siria» ha detto ieri il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin. «Il futuro dipenderà dalla reazione di Damasco» ha aggiunto il segretario di stato, Rex Tillerson. L’annuncio è giunto alla fine di una giornata molto lunga, segnata soprattutto dalle reazioni all’intervento in Siria, con il lancio di 59 missili da due cacciatorpediniere nel Mediterraneo. I missili hanno colpito la base aerea siriana di Shayrat, da dove martedì scorso era partito — secondo la ricostruzione del Pentagono — l’attacco chimico che ha ucciso più di ottanta persone (almeno 28 i bambini, alcuni di pochi mesi, dice l’Unicef).

Il Cremlino ha nettamente condannato la decisione di Trump. Secondo il governo russo, i siriani stavano svolgendo una normale operazione antiterrorismo e hanno colpito un deposito nel quale si trovavano armi chimiche appartenenti a cellule del cosiddetto stato islamico (Is). Di qui la nube tossica che ha causato la strage.

Sul tavolo di Trump, c’è anche una possibile nuova azione militare. «La nostra azione è stata molto misurata e siamo pronti a fare di più, ma speriamo non sia necessario» ha detto l’ambasciatrice statunitense all’Onu, Nikki Haley, al Consiglio di sicurezza. «Gli Stati Uniti non resteranno a guardare quando vengono usate armi chimiche». Ieri dal pentagono è arrivato l’annuncio che i suoi esperti stanno investigando sulla possibile presenza di uomini russi nella base siriana al momento del lancio dell’attacco a Khan Sheikhoun. Non solo: sotto la lente c’è anche il bombardamento contro un ospedale che stava curando i feriti a Khan Sheikhoun. Secondo fonti di Washington, potrebbe essere stato condotto per distruggere prove di quello che i siriani avevano appena fatto. Intanto, ieri due caccia siriani sarebbero decollati dalla base aerea quasi completamente distrutta dai missili e avrebbero effettuato raid aerei con obiettivi nelle vicinanze di Palmira.

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26 febbraio 2018

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