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Pressing di Obama sulla lotta alla disoccupazione

· Con un tasso fisso al dieci per cento la carenza di lavoro rischia di compromettere la ripresa ·

Mentre il mondo è alle prese con una crisi petrolifera che rischia di avere conseguenze devastanti sull'economia reale, negli Stati Uniti la vera emergenza è un'altra: la disoccupazione. Lo ha ribadito il presidente Obama, ieri, intervenendo al primo incontro del comitato di advisor per il lavoro e la competitività, al quale la Casa Bianca chiede idee concrete per rilanciare il mercato del lavoro.

La disoccupazione — ha detto Obama — è ancora troppo alta e resta la sfida maggiore per l'Amministrazione. Con un tasso fisso al dieci per cento, la carenza di lavoro rischia di compromettere la ripresa, il rilancio dei consumi. E gli analisti attendono le prossime mosse della Federal Reserve per capire quali saranno gli sviluppi. In attesa, domani, del nuovo dato sul prodotto interno lordo.

I sussidi settimanali di disoccupazione negli Stati Uniti sono scesi, ieri, di 22.000 unità contro un atteso calo di 10.000 unità. Nella media delle ultime quattro settimane le richieste sono arretrate da 418.500 a 402.000 unità, il livello più basso dal 26 luglio 2008. A livello continuativo i sussidi calano da 3,935 a 3,790 milioni di unità, il livello più basso dal 18 ottobre 2008.

Nella lotta contro il tasso di disoccupazione, molto dipenderà dalla lotta al deficit. Nelle scorse settimane Obama ha chiesto a repubblicani e democratici una «conversazione adulta» e un «sano spirito di compromesso» per il risanamento dei conti pubblici. Nella guerra al deficit e al debito, «ognuno deve rinunciare a qualcosa». Il presidente ha difeso il budget 2012, criticato da ambedue i partiti e che mostra — secondo alcuni repubblicani — la «mancanza di leadership». Il debito e il deficit sono «insostenibili», c'è bisogno — ha dichiarato di recente il segretario al Tesoro, Timothy Geithner — di «reali sacrifici». Ma, con attenzione, perché tagliare troppo potrebbe mettere a rischio la ripresa economica.

La nuova finanziaria non fa sconti a nessuno: prevede misure per creare posti di lavoro e tagli a molti programmi federali, e saranno coinvolti anche la Nasa e il Pentagono. Tuttavia, non mancheranno investimenti importanti per lo studio, la ricerca e lo sviluppo. Sono previsti tagli ai sussidi energetici per i meno abbienti e il congelamento dei salari dei dipendenti pubblici. Saranno ridotte di diverse centinaia di milioni di dollari le risorse per il welfare. Tutto per portare entro due anni il deficit dall'attuale 10,9 per cento al sette per cento. «Capisco la frustrazione della gente — ha detto il presidente — anche io sono frustrato nel vedere che numerosi americani sono ancora in difficoltà».

Intanto, l’Amministrazione sta cercando di trovare un accordo sul problema dei pignoramenti. Lo riporta il «Wall Street Journal», citando fonti ben informate secondo le quali la proposta del Governo statunitense prevede l’impegno delle banche a ridurre i mutui ai titolari in difficoltà che sono costretti a contrarre prestiti maggiori del valore della loro casa. Se si raggiungerà un accordo — scrive il giornale — alcuni Stati e le agenzie federali potrebbero spingere le banche a pagare più di 20 miliardi di dollari di multe. Tuttavia — scrive il quotidiano economico di New York — sembra difficile poter trovare un’intesa visto che qualsiasi accordo dovrebbe ottenere il via libera non solo dei singoli Stati e delle autorità di controllo federali ma anche delle maggiori banche come Bank of America, Wells Fargo e JpMorgan Chase.

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