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Presenza trasparente

· I cattolici in Australia ·

Camberra, 31. «La Chiesa cattolica in Australia è composta da milioni di cittadini australiani che praticano la loro fede e non sono legati a una potenza straniera». È quanto ha ricordato monsignor Robert Michael McGuckin, vescovo di Toowoomba, intervenuto nel dibattito acceso dall’annunciata legislazione volta a limitare presenze e interferenze degli stati stranieri nel contesto sociale ed economico australiano. E che, sorprendentemente, coinvolgerebbe anche vescovi, sacerdoti, religiose e religiosi, che dunque per potere proseguire la propria opera pastorale verrebbero costretti a registrarsi quali emissari di entità esterne. Intervenuto nel corso di una audizione parlamentare, secondo quanto riferiscono organi di informazione, monsignor McGuckin ha ribadito che «i cattolici sono seguaci di Gesù Cristo, non agenti di un governo straniero». E ha aggiunto: «Sembra che ogni cattolico impegnato debba aver bisogno di registrarsi e riferire. Dato che i cattolici costituiscono più del 20% della popolazione dell’Australia, pensiamo che ci sarà bisogno di molte registrazioni».

La vicenda ha inizio il mese scorso quando, secondo i media, sull’onda di uno scandalo che ha coinvolto un deputato accusato di avere speso la propria influenza a seguito di una ingente donazione da parte di un magnate straniero, il primo ministro australiano Malcolm Turnbull ha annunciato un forte giro di vite sulle donazioni e sulle attività collegate a dei paesi stranieri. L’episcopato australiano sostiene che la nuova legislazione, che si basa sull’erroneo presupposto che la Chiesa cattolica in Australia agisca in base a interessi politici ed economici stranieri, debba contenere delle deroghe per le organizzazioni religiose.

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