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Prendersi cura
gli uni degli altri

· ​Una lettura indiana dell’enciclica di Papa Francesco ·

Sono nata alla fine degli anni Sessanta, per cui ho passato la mia infanzia, la mia gioventù e gran parte della mia vita adulta senza il comfort e il lusso tecnologico di oggi. Ho però avuto la fortuna di poter beneficiare di risorse naturali di qualità migliore e in quantità maggiore di quelle attualmente disponibili in India. Sono per formazione una fisica teorica e per scelta una madre casalinga. Ho conosciuto di volta in volta la vita nei villaggi, nei piccoli centri e nelle metropoli, al pari di molti miei contemporanei. È questo il contesto in cui ho letto l’ultima enciclica di Papa Francesco, Laudato si’. Riporto di seguito alcune mie riflessioni e reazioni al riguardo, che vanno inquadrate nel contesto urbano indiano nel quale vivo. 

Uno scorcio delle «backwaters»  del Kerala

Senza rendercene conto, abbiamo dato per scontati molti prodotti del quotidiano, molte risorse sia naturali sia fabbricate dall’uomo. Perciò li abbiamo utilizzati in modo eccessivo, anzi improprio. L’enciclica fornisce una lista estremamente esauriente di questi prodotti e mi ha fatto riflettere sul bisogno di prendere coscienza della loro importanza, seppur minima, nella mia vita, di rispettare la loro esistenza e la loro disponibilità, tenendo conto che in molte zone del mio Paese quei prodotti sono rari, se non inaccessibili, a causa della corruzione e dello sfruttamento. In quanto Paese prevalentemente rurale con differenze geografiche enormi, l’India possiede una grande diversità di ecosistemi, propri delle condizioni climatiche di ogni regione. Sebbene io viva in una città cosmopolita fatta soprattutto di edifici costruiti dall’uomo e di spazi ristretti, credo che ci siano nicchie molto localizzate di ecosistemi urbani che possiedono la propria biodiversità. L’India è al pari di molti altri Paesi in materia di tecnologia digitale e di connettività cellulare. Il progresso in questi campi, la cui velocità è aumentata moltissimo negli ultimi vent’anni, ha creato un numero incalcolabile di opportunità per lo scambio di idee e di conoscenze. Apprezzo il fatto che l’enciclica riconosca e incoraggi tali progressi, pur mettendo in guardia contro la loro onnipotenza sul tempo e sulla vita di un individuo.
L’enciclica parla di presa di coscienza e di responsabilità dell’individuo. Il documento offre anche un largo ventaglio di soluzioni possibili, ma riconosce pure le difficoltà insite nel metterle in pratica. E in un Paese come l’India, dove la maggior parte della popolazione cerca prima di tutto di sopravvivere, il concetto di ecologia etica avrà certamente bisogno di ancora più tempo per potersi sviluppare. Fortunatamente, diversi attivisti in campo sociale, intellettuale e accademico, e altre persone e organizzazioni con la stessa sensibilità, si stanno adoperando per migliorarsi. L’enciclica è dunque una preghiera costante, che, non scoraggiata dai gesti irriguardosi, avidi ed egoisti di alcuni individui corrotti e anarchici, invita il mondo a continuare a impegnarsi per difendere la nostra casa comune, la terra, e a prendersi cura gli uni degli altri.

di Gerry Raj 

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22 settembre 2019

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