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Premier greco cercasi

· Ostacoli alla nomina di Papademos ·

Rischia di saltare la nomina dell’ex vice presidente della Bce, Lucas Papademos, a premier della Grecia. Nella notte fonti del partito socialista e di nuova democrazia hanno riferito che sono sorti problemi e che si stanno prendendo in considerazione anche altri nomi. «Il nome di Papademos ha incontrato difficoltà che riguardano entrambi i partiti» ha affermato una fonte citata dall’agenzia Agi. Intorno alla mezzanotte era arrivato l’annuncio che la nomina del nuovo Governo sarebbe slittata a oggi, dopo una nuova riunione tra i leader dei due maggiori partiti.

Certo è che chiunque sarà chiamato a ricoprire il ruolo di primo ministro, si troverà a compiti ardui. Anzitutto dovrà far approvare un nuovo piano Ue da 130 miliardi di euro, le connesse misure di austerità, gestire i negoziati per ridurre del 50 per cento il valore nominale del debito greco per un taglio di cento miliardi di euro. L’ex governatore della Bce, scrivono fonti di stampa, avrebbe posto condizioni, per la sua nomina, che non sono state accettate, come l’avvicendamento del team economico bocciato dal ministro delle Finanze, Evangelis Venizelos. Tra gli altri nomi circolati per la carica di premier vi sono quelli del presidente del Parlamento, Filippos Petsalnikos, e del deputato socialista, Apostolos Kaklamanis. Entrambi, tuttavia, avrebbero smentito contatti. A circolare è anche il nome dei presidente della Corte europea di giustizia, Vassilios Skouris. I negoziati tra Papandreou e il leader del partito conservatore, Antonis Samaras, si concentrano anche sulla composizione del nuovo consiglio dei ministri e sulla data delle elezioni anticipate, rimasta finora intorno alla metà di febbraio. Intanto i leader dei due partiti di sinistra, i comunisti del Kke e la coalizione della sinistra radicale hanno già dichiarato che non parteciperanno al nuovo Governo.

Da ricordare che al recente g20 di Cannes, in Francia, i partner europei sono stati chiari e non hanno fatto ricorso a mezze misure nel parlare della Grecia: o dentro o fuori. È stata questa la repentina risposta a George Papandreou che ha cercato di indire un referendum popolare sul piano dell’Unione europea: iniziativa successivamente rientrata. Adesso, ricordano gli osservatori, per avere la sesta tranche di otto miliardi del primo piano del 10 maggio serviranno le firme del premier, del ministro delle Finanze, del capo della Banca centrale greca e dei leader dei due maggiori partiti, Papandreou e Samaras.

Su questa richiesta Samaras ha dichiarato, in un comunicato, di non voler firmare la lettera di intenti europea per una questione di «dignità nazionale» in quanto basta il suo «pubblico annuncio» a favore del piano.

Rilevano gli analisti che tocca ora al prossimo primo ministro convincere i mercati, nonché i concittadini, a rimanere nell’euro. Da ricordare che Atene è schiacciata da un debito pubblico da 357 miliardi di euro.

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20 ottobre 2019

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