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​Preludio giubilare

«Oggi Bangui è la capitale mondiale della misericordia!». L’annuncio dirompente di Papa Francesco è anche un programma per la Chiesa intera che si prepara a vivere il giubileo. Aprire la porta santa qui, in una città lacerata, in uno dei Paesi più poveri del mondo, non è solo un gesto di vicinanza per questo popolo tormentato, ma è anche un insegnamento che in questi giorni di viaggio africano è risuonato più volte: chi è cristiano non può dimenticare i poveri. E, naturalmente, la messa celebrata dal Pontefice la sera del 29 novembre nella cattedrale di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione è stata segnata dalle parole pace e riconciliazione.

A bordo della papamobile Francesco è arrivato poco prima delle 17 locali nel giardino di fronte alla canonica attigua alla chiesa. Indossato un piviale viola, colore liturgico della prima domenica di Avvento, ha salito le scale della cattedrale per la messa. Sul sagrato c’erano i concelebranti: i cardinali del seguito, l’arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga, i vescovi centrafricani e il nunzio Franco Coppola.

Un inconveniente tecnico ha impedito l’amplificazione delle parole del Papa all’esterno della cattedrale, ma le migliaia di persone radunate nel piazzale hanno potuto comunque seguirne i gesti da un maxischermo; mentre molte altre ne hanno ascoltato la voce grazie alle radio che trasmettevano in diretta l’avvenimento.

Il Papa si è avvicinato alla porta della cattedrale e seguendo il rituale ha esortato: «Aprite le porte della giustizia». Dopo l’ingresso in chiesa, addobbata per l’occasione con le colonne rivestite di drappi bianchi e gialli, il Papa ha celebrato la messa per i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i seminaristi centrafricani. La liturgia si è svolta in francese (con il prefazio e la preghiera eucaristica in latino) ed è stata animata da un coro che cantava nella lingua nazionale, il sango. Le preghiere dei fedeli sono state dedicate al Papa e ai predicatori d’Avvento perché annuncino la speranza cristiana, ai governanti e a chi si batte per un mondo più fraterno, ai malati, agli esiliati, agli orfani e alle vedove, e ai consacrati affinché ravvivino l’ardore della testimonianza. 

dal nostro inviato Maurizio Fontana

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22 settembre 2019

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