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Preghiera, riflessione, riconciliazione

· Nel pomeriggio di giovedì 11 Papa Francesco conclude il ritiro spirituale per le autorità civili ed ecclesiastiche del Sud Sudan ·

L’incontro del Papa con il presidente della Repubblica Salva Kiir Mayardit lo scorso 16 marzo

«Oh Dio, / Noi ti preghiamo e ti glorifichiamo / per la Nostra grazia del Sudan del Sud». Comincia così l’inno nazionale del Sud Sudan, canto di pace, auspicio di giustizia, libertà e prosperità. Questo testo ha accompagnato la riflessione e la preghiera delle massime autorità civili ed ecclesiastiche del giovane Paese africano, che il 10 e l’11 aprile si sono riunite in Vaticano, presso la Casa Santa Marta, in un ritiro spirituale nato da una proposta dell’arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana Justin Welby accolta da Papa Francesco. Un’«iniziativa spirituale, ecumenica e diplomatica», ha detto il cardinale Parolin aprendo il ritiro, che è stata pensata come «momento privilegiato d’incontro con Dio», occasione per chiedere «in particolare a Dio un futuro di pace e prosperità per la gente in Sud Sudan», paese precipitato nel 2013 in una sanguinosa guerra civile.

Il segretario di Stato ha portato ai presenti il saluto di benvenuto del Papa che, nel pomeriggio di giovedì, incontra i partecipanti a conclusione della due giorni di riflessione e preghiera.

Quella del ritiro spirituale, ha spiegato il cardinale Parolin, è una pratica cara e consigliata non solo a sacerdoti e consacrati, ma a tutti i fedeli, specialmente in tempi forti come la Quaresima. Si tratta, ha detto, di momenti di grazia; e, in particolare, questo convocato in Vaticano «rappresenta anche un’opportunità di incontro e riconciliazione, in spirito di rispetto e di fiducia, per coloro che, in questo momento, hanno la missione speciale e la responsabilità di lavorare per lo sviluppo del proprio paese».

Predicatori del ritiro sono stati l’arcivescovo di Gulu (Uganda) John Baptist Odama e il gesuita Agbonkhianmeghe Orobator, presidente della Conferenza dei superiori maggiori dell’Africa e del Madagascar. Quest’ultimo ha sottolineato come il ritiro sia occasione privilegiata per «lasciarsi incontrare da Dio» in un percorso che è di guarigione, di purificazione e di missione come «artigiani di pace». Tutti i partecipanti sono stati invitati a confrontarsi a cuore aperto, illuminati dallo Spirito, e con sempre ben presenti davanti agli occhi i tredici milioni di abitanti del Sud Sudan. È questo anche il motivo per cui è stato scelto l’inno nazionale come “strumento di lavoro”: il sogno cantato di un paese libero e unito è diventato lo spunto per la preghiera e la riflessione. Con la gente, nel cuore. Quella popolazione che oggi — nonostante le grandi speranze di giustizia e di prosperità alimentate a partire dall’indipendenza del Paese nel 2011 — è in buona parte coinvolta nella crisi. Circa sette milioni di persone, quasi la metà della popolazione, sono ridotte alla fame, le scuole vengono abbandonate a causa delle violenze e circa quattro milioni sono i profughi costretti a lasciare le proprie case.

Ai partecipanti al ritiro, dopo l’incontro con il Papa, sarà consegnata significativamente una Bibbia firmata dal Pontefice, dall’arcivescovo Welby e dal reverendo John Calmers, già moderatore della Chiesa presbiteriana di Scozia. Su di essa il messaggio: «Ricerca ciò che unisce. Supera ciò che divide».

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