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In preghiera
per le vittime del terremoto

· Papa Francesco con le clarisse urbaniste di Santa Maria di Vallegloria ·

Papa Francesco ha pregato per le vittime e per tutti coloro che stanno soffrendo in seguito al terremoto che ha devastato l’Italia centrale: il suo ricordo è stato formulato nelle intenzioni di preghiera, durante la messa celebrata giovedì mattina nella cappella della Casa Santa Marta. A dare voce a questa particolare vicinanza nella preghiera è stata proprio una delle clarisse di Santa Maria di Vallegloria, presenti alla celebrazione: è una comunità che è stata duramente colpita da un sisma nel 1997 e che è stata costretta poi a vivere per quattordici anni in un container.

La preghiera, del resto, è il punto fermo della vita contemplativa di clausura. Il Pontefice, nell’omelia, ne ha rilanciato il valore, consegnando alle clarisse tre parole: il significato della vera ricchezza, la forza della testimonianza coerente di vita e la speranza. Un mandato spirituale che completa così anche la consegna della costituzione apostolica Vultum Dei quaerere, avvenuta al termine della messa. E a caratterizzare la celebrazione sono stati, in particolare, i canti delle religiose, accompagnati dal delicato suono di un violino, una tastiera e un flauto.

Prendendo spunto dal passo della prima lettera di san Paolo ai Corinti (1, 1-9), il Papa ha riproposto l’attualità delle indicazioni dell’apostolo: «Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo». È proprio da questo passo che ha tratto «le tre parole che saranno utili alla vostra vita ma anche alla vita di tutti» e che «nella nostra vita devono essere realtà».

La prima parola, ha detto Francesco, è «ricchezza». Ma «noi siamo ricchi» ha affermato, anche se magari «qualcuna di voi dirà: ma noi abbiamo fatto il voto di povertà!». In realtà, ha spiegato il Papa, «siamo ricchi, come dice Paolo, di tutti i doni del Signore». Il problema, ha fatto notare, viene «quando noi cerchiamo un’altra ricchezza, fuori da quella dei doni del Signore». Quando, insomma, si perde di vista che «la vera ricchezza dei consacrati sono i doni del Signore», una ricchezza cioè «che viene dalla generosità del Padre che ci dà tutto» per suo Figlio.

Quando «si cerca la ricchezza fuori da questi doni, si sbaglia strada», ha messo in guardia Francesco. E magari ci si lascia affascinare dalle scienze o dalla vanità, dall’orgoglio e da altri atteggiamenti negativi, fino ai soldi. Tanto che, ha affermato il Papa, «uno dei segni, e questo è matematico e si vede continuamente, che una comunità religiosa, una congregazione religiosa, è in decadenza, è che incomincia ad attaccarsi ai soldi». Si perde la ricchezza dei doni del Signore per puntare a quella ricchezza che si può «maneggiare». Invece «la ricchezza dei doni è gratuita e viene quando lui vuole».

Questa riflessione «ci porta alla testimonianza», la seconda parola suggerita da Francesco. «Voi siete suore di clausura e nessuno vi vede», ha detto, ma le persone riconoscono questa testimonianza: «Voi seminate, con la vostra vita e con la vostra preghiera, la vita di Cristo negli altri». La testimonianza è dire: «Io ho scelto questo, non ho bisogno di altre cose». E questa è «la testimonianza che Cristo è in voi». Del resto, ha aggiunto il Papa rivolgendosi sempre alle religiose, «voi non avete fuggito il mondo per paura, siete state chiamate e quella chiamata deve essere portata avanti secondo la regola, secondo quello che la Chiesa vi chiede: questa è la vostra testimonianza». Così, ha detto ancora, «la gente sa che lì ci sono donne consacrate che pregano, che sostengono la Chiesa con le preghiere, e questa è una testimonianza». Perciò non ci devono essere «consacrate a metà e metà» e la regola non deve essere «metà sì e metà no», dando il via a «cose che non sono quelle che ha voluto il fondatore o la fondatrice: questa non è testimonianza».

La terza parola, ha proseguito Francesco, è speranza: «Voi siete donne di speranza e voi seminate speranza perché voi aspettate lo sposo come le dieci vergini» di cui parla Gesù nel Vangelo. «Voi aspettate sempre — ha affermato il Papa — e guardate che lui venga». È vero, ha riconosciuto, «alle volte ci addormentiamo, ci stanchiamo»; però «nel Vangelo il Signore non rimprovera le dieci vergini che si sono addormentate, rimprovera soltanto la cinque stolte che non hanno l’olio». A tutti, infatti, può succedere di addormentarsi e, ha confidato il Papa, «quando vengo a pregare alle volte mi addormento». Ma «l’importante è avere l’olio per la speranza, la sicurezza che lui verrà». E così, ha spiegato, riconosciamo i nostri difetti, i nostri problemi, per portarli «con umiltà e chiedere perdono al Signore»; ma sempre facendo in modo «che non manchi l’olio», la speranza cioè «di trovare il Signore, quel viso meraviglioso».

«Ricchezza, testimonianza, speranza», dunque, nella consapevolezza che «le cose contrarie sono brutte», come per esempio confidare «nelle ricchezze che non sono quelle del Signore». Allo stesso modo, ha insistito il Papa, è «brutta la testimonianza a metà, come il vino troppo annacquato». È vero, «tutti abbiamo peccati: chiedi perdono, confessati ed è una testimonianza anche riconoscere i propri peccati, non quelli della sorella o della priora». Ci vuole sempre una «testimonianza di coerenza di vita e non giudicare le altre suore ma pregare per loro».

«Da questa speranza viene la gioia della vita consacrata» ha affermato il Pontefice, aggiungendo: «Che bello guardare una suora gioiosa, con il viso gioioso e non con il viso oscuro, “all’aceto”». Infatti «il Signore vi ha chiamato per la felicità» e questa comporta un «viso chiaro e grande». Queste tre parole — ricchezza dei doni, testimonianza della vita e speranza di incontrare il Signore — nella lettera di san Paolo «vengono inquadrate in una cornice», che è il ringraziamento al Signore. Ed è importante anche il richiamo alla comunione. Dunque, ha rilanciato il Papa, «lo spirito di ringraziare sempre il Signore e lo spirito di custodire la comunione fra voi: questa è la cornice dove si dà quella ricchezza, quella testimonianza e quella speranza», sempre nel ringraziamento e nella lode a Dio.

«Chiediamo al Signore — ha concluso Francesco — che nella nostra vita ci dia questo atteggiamento di lode e di custodia della comunità, per poter essere persone ricche di doni che danno testimonianza e aperte sempre alla speranza, col viso gioioso».

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21 settembre 2018

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