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In preghiera per l’amata
e martoriata Siria

· All’udienza generale il pensiero del Pontefice per le popolazioni del Paese mediorientale e per i «fratelli cinesi» che soffrono per l’epidemia del coronavirus ·

Il Papa è vicino alle popolazioni dell’«amata e martoriata Siria» e ai «fratelli cinesi» vittime dell’epidemia del coronavirus. Per loro Francesco ha chiesto una preghiera particolare ai fedeli riuniti nell’Aula Paolo VI per l’udienza generale di mercoledì 12 febbraio.

Prima di salutare i pellegrini italiani, il Pontefice ha ricordato anzitutto la drammatica situazione delle popolazioni del Paese mediorientale: «Tante famiglie, tanti anziani, bambini, devono fuggire dalla guerra» ha sottolineato con amarezza, ribadendo che «la Siria sanguina da anni» e invitando i presenti alla preghiera. Lo stesso ha chiesto poi «per i nostri fratelli cinesi che soffrono questa malattia così crudele», auspicando che essi «trovino la strada della guarigione il più presto possibile».

In precedenza il Papa aveva offerto ai fedeli una riflessione sulla seconda delle otto Beatitudini: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Un’affermazione quasi «paradossale» — ha fatto notare — che tuttavia è diventata «centrale nella spiritualità cristiana». Si tratta infatti di «un dolore interiore che apre ad una relazione autentica con il Signore e con il prossimo; a una rinnovata relazione con il Signore e con il prossimo». Ecco perché si dimostra saggio chi «accoglie il dolore legato all’amore», in quanto «riceverà la consolazione dello Spirito Santo che è la tenerezza di Dio che perdona e corregge».

L'udienza generale

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23 febbraio 2020

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