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Preghiera e solidarietà per Haiti

· All’Angelus l’appello per l’isola devastata dall’uragano e l’annuncio della creazione di diciassette cardinali il 19 novembre ·

La solidarietà per le popolazioni dei Caraibi colpite dall’uragano e il ricordo delle sofferenze dei siriani vittime del conflitto: con queste intenzioni Papa Francesco ha concluso domenica 9 il giubileo mariano in piazza San Pietro. Al termine della messa celebrata per i rettori, i cappellani e i devoti dei santuari di tutto il mondo, il Pontefice ha recitato l’Angelus, invitando a pregare per le vittime e gli sfollati dell’uragano Matthew, che ha devastato in particolare Haiti, e ha annunciato che il 19 novembre terrà concistoro per la creazione di 17 nuovi cardinali, ponendo in cima alla lista il nome di Mario Zenari, «che rimane nunzio apostolico — ha specificato — nell’amata e martoriata Siria».

Una veduta della città haitiana di Jeremie devastata dall’uragano (Afp)

Il giubileo mariano era iniziato nel pomeriggio precedente con la veglia presieduta dal Pontefice sempre in piazza San Pietro alla presenza dell’icona della Salus populi Romani. La meditazione dei misteri gloriosi del rosario è stata preceduta da tre testimonianze. E tra queste, significativa proprio l’esperienza dell’arcivescovo maronita di Aleppo, Joseph Tobji, che ha lanciato un appello alla comunità internazionale. Francesco da parte sua ha invitato a pregare la Vergine per imparare a «cogliere i segni della presenza di Cristo in mezzo a noi».

L’indomani sul sagrato della basilica vaticana la messa conclusiva dell’avvenimento giubilare. Commentando in particolare il vangelo di Luca sulla guarigione dei dieci lebbrosi, Francesco ha messo in luce che mentre nove non ringraziano Gesù «uno soltanto fa eccezione: un samaritano, uno straniero — ha spiegato — che vive ai margini del popolo eletto». Attualizzando la riflessione il Papa ha fatto notare: «Quanti stranieri, anche persone di altre religioni, ci danno esempio di valori che noi talvolta dimentichiamo o tralasciamo. Chi vive accanto a noi, forse disprezzato ed emarginato perché straniero, può insegnarci invece come camminare sulla via che il Signore vuole». Del resto, ha constatato «anche la Madre di Dio, insieme col suo sposo Giuseppe, ha sperimentato la lontananza dalla sua terra. La sua fede, tuttavia, ha saputo vincere le difficoltà».

Infine, prima di impartire la benedizione conclusiva, Francesco ha annunciato il prossimo concistoro, dopo il quale i cardinali saranno complessivamente 228 (121 elettori e 107 non elettori) e ben 79 i paesi dei cinque continenti rappresentati nel collegio. Continua dunque il processo di internazionalizzazione avviato con decisione da Pio XII con il concistoro del 18 febbraio 1946 grazie a un’accentuazione sempre più evidente della dimensione dell’universalità.

Osservando la prossima composizione del collegio cardinalizio per aree geografiche, risalta il rafforzamento della maggioranza degli elettori non europei; sono 54 infatti i porporati del vecchio continente mentre gli altri 67 provengono 34 dall’America, 15 dall’Africa, 14 dall’Asia e 4 dall’Oceania. In seguito al terzo concistoro del pontificato di Francesco (dopo quelli del 22 febbraio 2014 e del 14 febbraio 2015) saranno 44 i cardinali con diritto di voto creati da Francesco: 15 americani, 14 europei (tra loro 7 italiani), 6 africani, 6 asiatici e 3 dell’Oceania. A loro bisogna aggiungere i 12 ecclesiastici ultraottantenni ai quali il Pontefice ha voluto assegnare la porpora in segno di riconoscenza per il loro servizio alla Chiesa.

L’Angelus del Papa

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