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Fedele fino al martirio

· Il cardinale Becciu presiede il rito di beatificazione della giovane martire Veronica Antal ·

Una giovane figlia della Romania viene «additata come modello nella testimonianza eroica del Vangelo». Ella ha consacrato la vita «a Gesù e a lui è stata fedele fino al martirio, avvenuto in un contesto tragico di grandi sofferenze e di persecuzione per i cristiani di questa terra». Lo ha detto il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, durante la beatificazione di Veronica Antal. Il rito — presieduto dal porporato in rappresentanza di Papa Francesco — si è svolto a Nisiporeşti sabato 22 settembre.

Nel periodo in cui visse, nel secondo dopoguerra, ortodossi, cattolici e protestanti «venivano incarcerati non solo perché si opponevano al regime», ma anche perché erano pronti «a testimoniare la loro fede in Gesù». Un aspetto che «agli occhi dei persecutori appariva la “colpa” maggiore da punire». In effetti, ha aggiunto il prefetto, la vita della comunità cattolica era «particolarmente messa a dura prova dalla dottrina comunista». Infatti, tutti i vescovi della Chiesa greco-cattolica in Romania, e quelli della Chiesa di rito latino «furono perseguitati e incarcerati; e con essi molti sacerdoti, religiosi e le religiose». D’altronde, «l’educazione leninista-marxista, fu dannosa per l’intera società, poiché escludeva Dio e i valori cristiani dall’orizzonte di vita della gente, nel tentativo di distruggere le anime».

Nonostante la violenza e la detenzione, in Romania i vescovi, i preti, le persone consacrate e tanti fedeli laici «hanno mostrato un grande coraggio nel dono di sé, un indomito attaccamento a Cristo e alla Chiesa e hanno conservata intatta la fede». Per questo, proclamando beata la giovane Veronica Antal, il pensiero del cardinale Becciu è andato «con animo riconoscente e orante anche al loro sacrificio, che rimane scolpito con i colori del sangue nella storia del Novecento».

Veronica, ha sottolineato il porporato, «pregava tanto soprattutto per i vescovi e i sacerdoti che riempivano le carceri del regime ateo». E lo faceva dalla cella «accanto alla casa paterna, dove si era ritirata, conformandosi sempre più pienamente al suo sposo divino». In effetti, ha spiegato il porporato, nonostante «non potesse vivere in un vero convento di suore consacrate», perché il regime comunista aveva soppresso «tutte le forme di vita religiosa della Chiesa cattolica in Romania, la sua vita fu quella di una persona totalmente consacrata a Dio». A diciassette anni, infatti, «emise anche il voto di castità in segreto» e cominciò «una vita di raccoglimento e di dedizione ai malati e agli anziani», aderendo all’ordine francescano secolare e alla Milizia dell’Immacolata.

L’aiuto caritatevole di Veronica alle persone bisognose era caratterizzato «da profonda umiltà e generoso impegno, non cercando altro che l’edificazione del regno di Dio in mezzo ai fratelli», senza fare «distinzione alcuna tra i fedeli appartenenti alla Chiesa cattolica o a quella ortodossa». In tal modo, rese «una fervida testimonianza di fraternità e di sincero dialogo, sempre necessaria al fine di far prevalere la riconciliazione e la collaborazione sulle divisioni e sui dissidi». E proprio in quel periodo di sofferenza i cristiani, divisi nel corso della storia, «si sono scoperti più vicini o ritrovati solidali».

Questo loro sacrificio, ha aggiunto il prefetto attualizzando la riflessione, «offre un messaggio molto chiaro anche per noi». Occorre «ritrovare la solidarietà e la comunione reciproca». E «un campo di collaborazione oggi particolarmente importante» tra ortodossi e cattolici riguarda «la difesa delle radici cristiane dell’Europa e dei valori cristiani» e la comune testimonianza «su temi come la famiglia, la bioetica, i diritti umani, l’onestà nella vita pubblica, l’ecologia». Infatti, l’impegno unitario su tali argomenti «offrirà un importante contributo alla crescita morale e civile della società».

Inoltre, ha proseguito il celebrante, la beatificazione di questa ventenne romena, costituisce «una provvida occasione per confermare la missione della comunità cattolica in questo paese». È compito di tutti «conservare e tramandare il patrimonio della fede e l’attaccamento ai valori umani e spirituali con coraggio e rinnovato slancio missionario». Si tratta di «attingere alla fonte dell’amore di Dio e alla freschezza originale del Vangelo», per individuare «nuove strade, nuovi approcci pastorali e metodi creativi aderenti alle attuali circostanze».

Nell’odierna realtà sociale e culturale, abbiamo davanti l’esempio della beata Veronica, la quale, «a causa della scarsità dei sacerdoti — molti dei quali imprigionati dal regime — si dedicò all’istruzione religiosa dei bambini e dei giovani», insegnando il catechismo e «i veri valori cristiani, invitandoli ad abbracciarli e coltivarli per diventare buoni cristiani e cittadini leali della patria».

In effetti, ieri come oggi, i discepoli di Cristo «incontrano difficoltà nell’annunciare e vivere coerentemente il Vangelo». La fedeltà a Cristo «comporta a volte di essere derisi o incompresi». Non solo, ma essi «sono chiamati a far fronte con sereno coraggio a talune correnti culturali che mirano a imporre il pensiero unico e a rimuovere dalla convivenza umana i valori cristiani». Da qui l’invito del cardinale Becciu ai credenti di Romania, che si trovano nelle avversità e devono affrontare gli ostacoli nel vivere la fede, ad affidarsi all’intercessione della nuova beata, ripetendo con lei le parole di san Paolo: «Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (cfr. Rm 8, 39). L’amore vero che viene da Dio, «l’amore che lei ha vissuto, è necessario in questo mondo dove molti uomini e donne conoscono l’angoscia, la miseria, la fame e, in troppe regioni del mondo, la persecuzione, il rifiuto, la violenza, la guerra». La beata Veronica, ha concluso il porporato, «aiuti i suoi connazionali a essere protagonisti di bontà e di pace, di solidarietà e di accoglienza, specialmente verso le persone più fragili e disagiate».

Infatti, ella, di fronte alla minaccia della morte, doveva porsi la domanda: «Chi mi separerà dall’amore di Cristo? Forse la morte?». Con tanti uomini e donne che «in tutti i tempi e in tutti i Continenti hanno offerto allo Sposo divino la testimonianza suprema», Veronica poteva dire: «In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati». Il prefetto ha anche ricordato come la nuova beata avesse davanti a sé «un esempio di giovanetta virtuosa, che da tempo la affascinava: l’italiana santa Maria Goretti, icona della virtù della purezza che resiste alla brutale violenza dei sensi».

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08 dicembre 2019

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