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In preghiera
con Benedetto XVI

Con la benedizione comune impartita da Papa Francesco e da Benedetto XVI dopo aver recitato insieme il “Padre nostro”, hanno vissuto un momento di toccante intensità umana e spirituale nel monastero vaticano Mater Ecclesiae i tredici nuovi cardinali creati nel concistoro ordinario pubblico del 4 ottobre.

Dopo il rito svoltosi nella basilica di San Pietro, infatti, il vescovo di Roma si è recato insieme con i nuovi porporati nei Giardini vaticani, presso la residenza del Predecessore. Giunti a bordo di un pullmino nel cortile, sono stati accolti dall’arcivescovo Gänswein, prefetto della Casa pontificia, mentre il Pontefice emerito attendeva nella cappella. All’interno, dopo un lungo abbraccio con Papa Bergoglio, Joseph Ratzinger ha ricevuto l’omaggio dei neo-porporati, ciascuno dei quali si è presentato soffermandosi a parlare con lui. Quindi, prima della preghiera del “Pater noster”, Benedetto XVI ha ringraziato i convenuti ricordando loro il valore della fedeltà al Papa. Infine dopo la benedizione conclusiva tutti insieme hanno posato per la foto ricordo in un’atmosfera di commozione, sottolineata dall’incoraggiamento rivolto al Pontefice emerito dal suo Successore.

In precedenza, all’altare della Confessione i tredici novelli cardinali avevano rinnovato la professione di fede, giurando fedeltà e obbedienza a Papa Francesco e ai suoi successori attraverso la formula rituale, che è stata letta dal presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, cardinale Ayuso Guixot. È seguita l’imposizione dello zucchetto e della berretta cardinalizia, con la consegna dell’anello da parte di Francesco. Secondo l’ordine di creazione, uno alla volta i nuovi porporati sono saliti all’altare della Confessione per ricevere le insegne della nuova dignità e la bolla di assegnazione del titolo o della diaconia, a significare la partecipazione alla cura pastorale del vescovo di Roma per la sua diocesi.

Al termine i tredici hanno scambiato con Francesco l’abbraccio di pace, secondo un gesto di fraternità poi rinnovato con i novanta confratelli cardinali che hanno partecipato al rito. Tra loro il decano del Collegio cardinalizio Sodano e il segretario di Stato Parolin. Con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede erano gli arcivescovi Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, e Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e monsignor Murphy, capo del Protocollo. Molti i presuli e i prelati della Curia romana presenti, tra cui l’arcivescovo Gänswein e monsignor Sapienza, reggente della Prefettura della Casa pontificia.

Al termine del rito — diretto da monsignor Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie — mentre la Cappella sistina diretta da monsignor Pavan intonava il “Salve Regina”, il Papa ha sostato davanti all’immagine della Vergine Maria.

Numerose le delegazioni ufficiali presenti al concistoro, i cui capi erano stati salutati dal Pontefice prima dell’inizio nella cappella della Pietà. A guidarle: per il Lussemburgo, sua altezza reale il granduca Henri; per il Sovrano militare ordine di Malta, il Gran maestro fra Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto; per la Repubblica Democratica del Congo, il presidente Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo; per la Gran Bretagna, il Visconte Younger di Leckie, ministro; per l’Indonesia, il ministro per le Religioni, Lukman Hakim Saifuddin; per l’Italia, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli; per il Marocco, il ministro degli Esteri, Nasser Bourita — ricevuto poco prima a Santa Marta —; per il Portogallo, il ministro della Giustizia, Francisca Van Dunem; per la Spagna, la vicepresidente del Governo e ministro della Presidenza, Carmen Calvo Poyato; per il Canada, lo speaker del Senato, George J. Furey; per il Guatemala, la Consorte del presidente della Repubblica, Hilda Patricia Marroquín de Morales.

Tra le altre personalità intervenute al concistoro, diversi leader religiosi hanno voluto rendere omaggio ai nuovi cardinali molto impegnati sul fronte del dialogo interreligioso: come il vicepresidente di Al-Azhar, lo sceicco Salch Abbas Goma Saleh, che guidava una delegazione di alto livello dell’università sunnita del Cairo; Mohamed Mahmoud Abdel Salam, segretario generale del Comitato superiore per l’attuazione del Documento sulla Fratellanza umana, con altri membri dello stesso; il segretario generale del World Council of Churches (Wcc), Olav Fykse Tveit; e rappresentanti dell’islam, dell’induismo, del buddismo, del jainismo e del sikhismo, accompagnati dal segretario del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, monsignor Kodithuwakku.

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