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Preghiera
al Bambino Gesù

· Nelle liriche di Daniele Mencarelli ·

Forse la vera poesia, da quella sconosciuta a quella più illustre e celebrata, giunge agli orecchi di Dio come il suono di una balbettata preghiera, similmente a quando i bambini, all’inizio della loro navigazione nel mare aperto delle parole, manifestano agli inteneriti genitori le proprie sgrammaticate richieste.

E, chissà, forse è anche desiderio di Daniele Mencarelli, poeta e scrittore romano, che alle sue liriche sia riservato tale destino, se, in uno dei componimenti che oggi entrano a far parte della raccolta pubblicata da PeQuod Il tempo circolare (poesie 2019-1997), annota: «Se valgono questi versi una preghiera...».

Roma si affaccia in questo libro nelle vesti di una città innervata da «arterie gonfie, gente / in marcia, congestione di vita dietro vita». Una zona provvidenzialmente franca nella quale, magari smarrito «tra i banchi di piazza Vittorio / o d’estate a Ostia nel mare degli umili», il poeta sa che può schiudere il cuore al «caro Dio del cielo» chiedendogli (come fanno i bambini, che non si vergognano dei propri desideri) perfino «di non sciupare [...] / quell’82 di Roma scudettata / e i dolci a forma di lupa che zio ci preparò...».

Ma nel cuore romano di questa raccolta di liriche c’è soprattutto il Gianicolo, dove sta il Bambino Gesù, l’ospedale pediatrico più antico d’Italia, nato il 19 marzo 1869 in una stanza di via delle Zoccolette (dai poveri calzari di legno indossati dalle piccole ospiti del locale orfanotrofio) e insediatosi nel 1887 nel convento di Sant’Onofrio, sul colle affacciato sulla riva destra del Tevere.

Mencarelli conosce bene il Bambino Gesù, ci entrò a lavorare come operaio nel 1999, quando, sono parole sue, «ero un giovane poeta senza speranza, senza futuro». Là dentro, continua, «giorno dopo giorno, fatica dopo fatica, ho iniziato il mio percorso di rinascita, ho conosciuto il raggio della mia forza, ho imparato che a tanto dolore corrisponde uguale speranza, che ogni gesto, anche il più piccolo, può farsi esempio totale d’amore».

Sulla sua esperienza di lavoratore addetto alle pulizie nell’ospedale pediatrico capitolino, Mencarelli ha scritto il bellissimo romanzo La casa degli sguardi (Mondadori, 2018), nel quale racconta gli incontri in questa dimora “speciale”, «in cui l’essenza della vita si mostra in tutta la sua brutalità e negli squarci di inattesa bellezza».

Così è davvero un bel regalo ritrovare nella raccolta Il tempo circolare anche le liriche di Bambino Gesù (libro pubblicato per la prima volta nel 2010), testimonianza in versi dell’esistenza di un «paese dentro la Città eterna», coi «suoi viali i suoi palazzi / la cappella tenuta a specchio dalle suore».

Un luogo abitato da un indescrivibile dolore e un’altrettanto indescrivibile speranza, una grande casa i cui giorni di tribolazione sono quotidianamente illuminati da scintille di Paradiso, come quando i piccoli, ogni sera, si affacciano dalle proprie stanze sul corridoio centrale del padiglione per recitare l’Ave Maria prima di andare a dormire: «Dio è un dottore senza camice / di grazia sanno le parole / che fanno del tempo nuova vigilia, / è strano il compimento della sera / una scoperta d’aria e di colori, / la luce calda di chi spera».

Leggendo le poesie di Mencarelli, viene in mente un altro scrittore, vissuto più di cento anni fa, Charles Péguy, che nel suo Mistero dei Santi Innocenti stende questi versi: «Ora vi dico, dice Dio, non conosco nulla di così bello in tutto il mondo / Come un piccolo bimbo che s’addormenti nel dir la preghiera / Sotto l’ala dell’angelo custode / E che sorride da solo scivolando nel sonno. / E già mescola tutto insieme e non ci capisce più nulla / E arruffa le parole del Padre Nostro e le infila alla rinfusa tra le parole dell’Ave Maria / Mentre già un velo gli cala sulle palpebre, / Il velo della notte sul suo sguardo, sulla sua voce. / Ho visto i santi più grandi, dice Dio. Ebbene, io vi dico. / Non ho mai visto nulla di più buffo e quindi di più bello al mondo / Di questo bimbo che s’addormenta nel dir la preghiera / (Di quest’esserino che s’addormenta fiducioso) / E che mescola Padre Nostro e Ave Maria».

Parole che, si può starne certi, anche il poeta francese avrebbe dedicato volentieri al Bambino Gesù.

di Paolo Mattei

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26 agosto 2019

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