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Predicatori e confessori istruzioni per l’uso

· La disciplina penitenziale tra Gregorio VII e Bonifacio VIII ·

Quello di Gregorio VII fu un pontificato grande e difficile, vissuto infine dal Pontefice come una sconfitta. Un pontificato segnato da grande rilevanza politica, scaturita tuttavia da una fortissima connotazione religiosa: la consapevolezza che fosse necessaria una nuova cristianizzazione del mondo ispirava l'agire del Pontefice. Il progetto assegnava al clero un ruolo insostituibile di guida e disciplinamento della società. I secoli seguenti furono secoli di trasformazioni profonde, che segnarono anche la storia della penitenza e delle sue forme, nella quale assumerà un ruolo sempre più rilevante proprio la persona del sacerdote.

Per offrire «direttive a ogni sacerdote, anche se non particolarmente competente», perché potesse essere d’aiuto a ogni persona di ogni sesso e condizione, al sano e all’ammalato, Burcardo scrisse il XIX libro del suo Decretum , appunto il Corrector , o Medicus , destinato ad abbracciare «in tutti i loro aspetti sia le pene corporali come pure i rimedi spirituali». Un’opera, quella di Burcardo, che segnò la disciplina penitenziale dei secoli futuri, fino all’alba del XIII, quando Alano di Lilla redasse il suo Liber poenitentialis , testimonianza di un passaggio ormai avvenuto. La disciplina penitenziale sembra così concentrarsi sulla contritio cordis , che sola può favorire una conversione completa, resa visibile da opere concrete, ciò che finiva per dare maggior risalto al ministero sacerdotale, chiamato a un delicato discernimento che richiedeva, nel presbitero, la sagacia di un diligens inquisitor e la sapienza di un subtilis investigator . L’accresciuto, e riconosciuto, ruolo del sacerdote accrebbe altresì la consapevolezza dell’importanza della predicazione in ordine alla penitenza.

Si richiedeva un clero all’altezza della situazione, in grado di somministrare ai penitenti, ai quali il Lateranense IV rendeva obbligatorio il confronto con il proprio sacerdote, il rimedio più efficace. Un clero capace di destreggiarsi in maniera adeguata nel foro penitenziale, perché di vero e proprio foro ormai si trattava, stante le nuove modalità assunte dalla celebrazione del rito sacramentale; un clero dotato di scienza e prudenza, di abilità e tatto, per indurre il penitente a una confessione sincera e piena dei propri peccati. Vennero così moltiplicandosi gli appelli ai pastori, perché evangelizzassero il popolo scristianizzato, e i moniti a quanti di essi non adempivano al proprio compito.

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22 agosto 2019

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