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Prati inglesi e canali veneziani

· Mariano Fortuny e William Morris nella rilettura di Antonia Susan Byatt ·

«Decidere di eliminare completamente i propri difetti può essere pericoloso. Non si sa qual è il difetto che tiene in piedi il nostro intero edificio» scriveva negli anni cinquanta del Novecento la scrittrice brasiliana Clarice Lispector, con la consueta, perturbante genialità. Il segreto della riuscita di un libro a volte è legato a un limite del suo autore, o a un difetto di nascita dell’opera che imprime un ritmo o uno stile particolare. Antonia Susan Byatt, maestra nel far rivivere sulla carta epoche scomparse, capace di accompagnare il lettore in una biblioteca di campagna dell’Inghilterra vittoriana come tra gli scaffali di Fortnum&Mason all’ora di punta, lo sa bene e ammette di averlo sperimentato in prima persona più volte. Anche nel caso del suo ultimo libro Pavone e rampicante. Vita e arte di Mariano Fortuny e William Morris (Torino, Einaudi, 2017, pagine 176, euro 32).

William Morris, stoffa decorata  con motivi di uccelli e melograne (XIX secolo)

«Priva di orecchio musicale come sono — scrive Byatt parlando della sua particolare percezione del mondo — credo di rivolgere ai colori tutta l’attenzione che non applico all'ascolto dei suoni».

L’idea stessa del libro è nata da un problema: come raccontare la vita e l’arte di due uomini molto diversi fra loro, Mariano Fortuny y Madrazo, stilista di abiti e di stoffe, punto di riferimento per la storia della moda, della danza e del teatro europeo del primo Novecento, e William Morris, icona dell’estetica preraffaellita e designer ante litteram, evitando di impantanarsi in un pastiche indigeribile, piacevole da scrivere ma non altrettanto interessante da leggere?

«Ho raccolto una mole ingestibile di grandi volumi su Fortuny e Morris — spiega Byatt — e ne ho avuto la medesima esperienza di luce-ombra». Il minimo comune denominatore da cui è nata questa originale e personalissima biografia iconico-letteraria bifronte è la passione per il lavoro. Fortuny e Morris sono due eclettici artisti-artigiani «due lavoratori ossessivi, infinitamente inventivi, infinitamente rigorosi (...) Entrambi avevano reso il luogo dove vivevano identico al luogo in cui lavoravano». Entrambi, continua Byatt, si sporcavano le mani, con le tinture e le plissettature, con i blocchi di stampa, cercando procedimenti diversi e migliori. Entrambi hanno inventato colori nuovi e riesumato colori vecchi e abbandonati, usando, in genere, tinture vegetali anziché quelle all’anilina. Conducevano ricerche appassionate nel loro campo, e possedevano vaste biblioteche, specialistiche e generali.

«Ho scoperto con piacere — continua Byatt — che il primo libro sulle tinture acquistato da Morris fu il primo libro dedicato specificatamente all’arte della tintura, ed era un libro scritto a Venezia nel 1540. Si intitolava Plictho de l’arte de tentori, di Giovanni Ventura Roseto, e Morris commentò che era difficile da tradurre, segno che lo aveva davvero tradotto».

Anche la figura e l’attività di Mariano Fortuny, di origine catalana ma vissuto tutta la vita a Venezia, a Palazzo Pesaro Orfei, vengono descritte attraverso un percorso a tappe fatto di forme, colori e citazioni letterarie: dalla presenza ricorrente di pavoni e melograne, simbolo di resurrezione e rinascita, alla vibrante luce acquamarina della Serenissima «impalpabile, che gioca con le superfici mobili e scure dei canali, che luccica sulla pietra e sul marmo fondendoli insieme». Verde acquamarina, verde dorato, prati inglesi, canali veneziani; scenografie che affiorano dalle pagine in mille varianti e sfumature diverse. «Entrambi — continua Byatt — furono uomini di genio e di straordinaria energia. Si circondarono di cose che loro stessi avevano creato, e cambiarono l’aspetto del mondo circostante» con lo scopo di trasformare la bellezza da privilegio per pochi a esperienza accessibile a tutti. «La regola aurea è questa: non tenere nella tua casa nulla che tu non sappia utile, o non consideri bello» scrive William Morris nel testo di una conferenza in cui auspica la creazione di una società in cui tutti gli esseri umani traggano gusto e soddisfazione dal loro lavoro.

di Silvia Guidi

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15 dicembre 2019

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