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A pranzo con i rifugiati

· Primi incontri del Papa ad Assisi ·

Nei giorni in cui a New York scoppiano pericolosi ordigni e le cronache dei notiziari parlano solo di attentati e scontri armati, quando la parola pace sembra una chimera, qualcuno ad Assisi prova a ricostruire invece che a distruggere. Attraverso gesti di solidarietà e di amicizia, come il pranzo che martedì 20 settembre, Papa Francesco ha condiviso con i partecipanti all’incontro internazionale «Sete di pace: religioni e culture in dialogo» promosso dalla comunità di Sant’Egidio, dalla diocesi assisiate e dalle famiglie francescane.

Gente che è scappata dai bombardamenti, dalla miseria, dalla violenza. Drammi che sembrano dimostrare che la pace è impossibile. Eppure, c’è chi nonostante tutto ci crede ancora. A cominciare proprio dal Pontefice e dai numerosi leader religiosi riuniti per l’incontro, giunto alla sua giornata conclusiva

La memoria torna a quel 27 ottobre di trent’anni fa, quando Giovanni Paolo II convocò per la prima volta la giornata mondiale di preghiera per la pace, alla quale parteciparono i rappresentanti di tutte le grandi religioni mondiali. In quel giorno erano più di un centinaio: cinquanta per le Chiese e le comunità cristiane e sessanta per le altre religioni. Trent’anni dopo, martedì 20 settembre, erano oltre cinquecento.

L’appuntamento voluto da Papa Wojtyła fa segnò l’inizio dello spirito di Assisi, diffusosi ovunque dalle grandi metropoli di ogni latitudine fino ai più piccoli villaggi del pianeta. E oggi i capi religiosi sono tornati nella cittadella di San Francesco per dire al mondo che la pace è possibile, che insieme si può. Qui ad Assisi si sono fatti nuovamente voce di chi non ha voce, ricordando al mondo che la religione può costruire ponti per favorire il dialogo e la fraternità universale. 

dal nostro inviato Nicola Gori

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26 agosto 2019

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