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Povertà estrema
per due terzi dei siriani

· Drammatica la crescita del lavoro minorile tra i rifugiati ·

Notizie sempre più inquietanti, ma che purtroppo non possono sorprendere, giungono dalla Siria, devastata da oltre quattro anni di guerra. Da un rapporto diffuso ieri congiuntamente dall’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia, e dall’organizzazione Save the Children emerge un Paese «travolto da indigenza e miseria» con i due terzi della popolazione in stato di povertà estrema.

Rifugiati in fuga dalle violenze a Raqqa (Afp)

Il rapporto si concentra sulla condizione dei bambini e, in particolare, sul fenomeno del lavoro minorile, in crescita soprattutto tra i siriani rifugiati all’estero. In Giordania circa la metà dei bambini contribuiscono al mantenimento della famiglia. E in Libano si lavora anche sotto i sei anni. «I bambini sono impiegati in condizioni di lavoro pericolose, con gravi e rischiose conseguenze per la loro salute e il loro benessere», si legge nel rapporto. La situazione non è certo migliore in patria. Anche qui tre quarti dei bambini contribuiscono al bilancio familiare. Non va poi dimenticato il fenomeno dei minori coinvolti direttamente nel conflitto armato, nello sfruttamento sessuale e in attività illecite come la richiesta di elemosina organizzata o il traffico di esseri umani.

Né la situazione sembra poter migliorare nel breve periodo. Per il momento non ci sono infatti prospettive di pacificazione.

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27 maggio 2019

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