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Povertà e ignoranza favoriscono l’intolleranza religiosa

· A colloquio con il consigliere speciale per l’Armonia nazionale del Governo in Pakistan ·

«Se non riusciremo a sradicare la povertà e l’ignoranza nel nostro Paese allora non saremo neppure in grado di arginare il fenomeno dell’intolleranza religiosa»: è la riflessione fatta a «L’Osservatore Romano» da Paul Bhatti, consigliere speciale del primo ministro per l’Armonia nazionale in Pakistan. Il consigliere, con rango di ministro federale — fratello del ministro cattolico per le minoranze religiose Shahbaz Bhatti, assassinato il 2 marzo 2011 — ha recentemente incontrato un gruppo di detenuti, ricordando in particolare nel colloquio con il nostro giornale la situazione dei cristiani che devono scontare la pena nelle prigioni con l’accusa di blasfemia. Tra questi vi è anche Asia Bibi — la donna condannata a morte che dal 2010 si trova nel penitenziario di Sheikupura perché ritenuta colpevole di aver offeso il profeta Maometto e il Corano — le cui condizioni fisiche si sono fatte particolarmente preoccupanti. In Pakistan numerose organizzazioni religiose e laiche, tra cui la Masihi Foundation sono mobilitate da tempo per la liberazione della donna e, proprio nei giorni scorsi, hanno inviato un ulteriore appello alle autorità statali.

Parlando dell’incontro con i detenuti il consigliere ha osservato: «È un gesto che faceva sempre mio fratello Shahbaz e intendo continuare questa tradizione. Il mio pensiero è andato anche ad Asia Bibi, che soffre in carcere ingiustamente». Paul Bhatti spiega che sono una decina le persone attualmente imprigionate per blasfemia e alcune sono di fede cristiana. Secondo quanto specificato dallo stesso Bhatti a «L’Osservatore Romano» sarebbero almeno cinque i cristiani detenuti nelle carceri pakistane a causa della loro fede e la loro situazione appare drammatica soprattutto dal punto di vista psicologico. «Purtroppo Asia Bibi — spiega al nostro giornale — non è, seppure il più noto a livello internazionale, l’unico caso di persona di fede cristiana che deve scontare una dura condanna in Pakistan per avere offeso l’islam. Si tratta delle conseguenze dell’uso distorto della legge sulla blasfemia, ma soprattutto di una diffusa ignoranza che colpisce i più deboli nella società: basti pensare al fatto che tutte le persone che sono accusate di blasfemia sono estremamente povere e dunque bersagli preferenziale di coloro che intendono promuovere l’odio e la divisione tra le comunità religiose».

Per il rappresentante del Governo, dunque, occorre principalmente perseguire l’obiettivo di sradicare l’ignoranza e la povertà per contrastare la piaga dell’intolleranza. «La legge sulla blasfemia potrebbe pur essere abolita — puntualizza — ma se non saremo in grado di cambiare la mentalità del Paese e combattere i fattori di arretratezza culturali e materiali, ci sarà ancora spazio per il fondamentalismo e le discriminazioni delle minoranze».

Il consigliere ha anche ereditato dal fratello la guida dell’All Pakistan Minorities Alliance (Apma) e prosegue con impegno l’opera di sviluppo delle relazioni con le varie comunità religiose. «Come rappresentante del Governo e presidente dell’Apma ho ottimi rapporti con i musulmani moderati — evidenzia — e in varie occasioni abbiamo avuto modo di confrontarci convenendo sulla necessità di arginare l’estremismo religioso, favorendo in primo luogo lo sviluppo e il bene comune della società». Il Ministero per l’Armonia nazionale gode di tutto il supporto a livello istituzionale e, precisa, «non si tratta di un dicastero di facciata». Ma tuttavia, nel complesso, come evidenzia il consigliere, «il Pakistan è un Paese povero e non gode di ampie risorse per affrontare tutte le questioni sociali». Per questo, aggiunge, «stiamo lavorando per convogliare le risorse su alcuni punti prioritari, come appunto la lotta alla povertà, con la promozione di una serie di progetti di micro-imprenditorialità e anche l’educazione nelle scuole». E, proprio sul tema dell’educazione, conclude «stiamo collaborando con i leader religiosi locali affinché le scuole assumano un ruolo sempre più privilegiato nel diffondere una cultura di pace». Bhatti sta peraltro organizzando per i primi mesi del 2012 un congresso internazionale interreligioso, che si svolgerà a Islamabad, con interventi di leader religiosi e politici, sul tema dell’armonia e della convivenza pacifica. In occasione dell’incontro di preghiera per la pace ad Assisi, in Italia, svoltosi nell’ottobre scorso, Bhatti aveva osservato: «Sono convinto che l’incontro di Assisi fra i leader religiosi del mondo sia molto utile come esperienza simbolica e concreta: è la testimonianza che i leader religiosi possono unire e non dividere, per contribuire insieme a un fine comune, che è la pace e la convivenza. Nel dialogo interreligioso, a livello nazionale e internazionale, proprio nell’ottica di migliorare la condizione delle minoranze religiose in Pakistan, occorre infatti unire tutte le persone di buona volontà per raggiungere il fine del bene comune della nazione».

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