Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Povertà
a due cifre

· Illustrati dal presidente dei vescovi i dati sulla realtà dell’Argentina ·

Buenos Aires, 13. La povertà in Argentina «esiste» e «si parla sempre di un indice a due cifre»: a ribadirlo, ieri, è stato l’arcivescovo di Santa Fe de la Vera Cruz, José María Arancedo, presidente della Conferenza episcopale, in dichiarazioni rese a «LT10 Radio Universidad Nacional del Litoral» e riprese anche dall’Aica. Citando gli ultimi dati al riguardo diffusi dall’Osservatorio del debito sociale della Pontificia università cattolica argentina, che stima una povertà superiore al 25 per cento, monsignor Arancedo ha detto che «abbiamo bisogno delle statistiche, ed elaborare dati numerici obiettivi deve essere considerato compito di grande rispetto, perché essi sono per tutti e servono per pianificare un Paese».

Si tratta di «un tema sociologico e politico» ma per la Chiesa «il povero è una persona — ha detto ancora il presule — e ciò lo trasforma in un tema evangelico. Pertanto, metterci a discutere su questioni di numeri e piccole cose significa allontanarci dalla persona che ha concreto bisogno». Il presidente dell’episcopato argentino ha colto l’occasione per ricordare l’importanza della colletta annuale della Caritas che si svolge nel fine settimana e che ha per tema Todo lo que se comparte se multiplica: «Condividere non è dare ciò che avanza ma ciò che uno ha per stare vicino all’altro. Questa carità si moltiplica sempre». Per il vescovo di San Isidro, Óscar Vicente Ojea, presidente dell’organismo caritativo, polemiche riguardanti il numero dei poveri «porta a perdere il contatto con la realtà».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE