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Povero
ma bellissimo

· Il ​Madagascar fra ingiustizia e speranza ·

Il vescovo di Ambanja, monsignor Rosario Saro Vella, salesiano italiano che vive in Madagascar da oltre trent’anni, mi ha invitato a predicare gli esercizi spirituali ai sacerdoti della sua diocesi. Ci siamo conosciuti grazie ad alcuni seminaristi e sacerdoti della mia diocesi che da diversi anni passano le loro vacanze estive collaborando lì. La casa di esercizi si trovava a 230 chilometri, in un’altra città (e in un’altra diocesi) chiamata Diégo-Suarez, Antsiranana nella lingua locale, il cui vescovo è monsignor Benjamin Marc Balthason Ramaroson. Ciò mi ha permesso di attraversare piccoli villaggi situati lungo la strada e di scoprire un po’ come viveva la gente nel mondo rurale (nella brousse). La strada era piena di crepe, buche, ponti stretti, a volte con lastre di metallo o tavole di legno che consentivano a malapena il passaggio delle automobili. Ci sono volute circa sette ore per percorrere i 230 chilometri, quando una decina di anni fa ci si metteva meno di tre ore. Malgrado le difficoltà è una bella avventura, dove il tempo non conta e si può salutare e anche conversare tranquillamente con la gente lungo il cammino. 

Il Madagascar, pur possedendo grandi ricchezze minerarie e risorse naturali, è uno dei paesi più poveri del mondo. Nonostante questa ingiustizia, è un paese bellissimo. Chi lo visita ha l’impressione di essere in paradiso per l’abbondanza di acqua, di vegetazione, di spazi di silenzio, e può persino godere di un clima mite, almeno in quei giorni. Dentro di me pensavo che quell’angolo della Terra, così bello, era come un “pezzetto di cielo”. Ed è questo che più sorprende chi arriva dall’Europa, dove la fretta, lo stress, il rumore delle automobili, l’isolamento della gente, avvolgono la nostra vita quotidiana e ci sfiniscono. Mi ha colpito, come non mi era mai successo prima nei miei viaggi in Africa, la cordiale e semplice accoglienza della gente; un’accoglienza umana, affettuosa, per nulla interessata. Ho percepito che accoglievano le persone per la semplice ragione che l’altro è un essere umano e merita di essere trattato come tale.

di Juan José Omella
Cardinale, arcivescovo di Barcellona

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26 marzo 2019

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