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Povero Bob

· L’ultimo lavoro di Dylan ·

Perché ce l’hanno tutti con me, si chiede Bob Dylan nel discorso pronunciato in California in occasione di una premiazione e ampiamente pubblicato da «la Repubblica». Con uno stile a cavallo tra una gag di Woody Allen e il sermone di un predicatore puritano — quindi perfettamente attinente al suo percorso personale di ebreo convertitosi al cristianesimo — Dylan accusa i critici musicali di essere tanto spietati con lui quanto indulgenti verso altri musicisti della sua generazione. «Cosa ho fatto per meritarmi tutto questo?

Perché dicono che non so cantare o tenere una nota mentre cantanti come Tom Waits, Dr. John o Lou Reed vengono puntualmente assolti?». Lo scrivono Giuseppe Fiorentino e Gaetano Vallini aggiungendo che gli interrogativi posti da Dylan non sono del tutto privi di fondamento. È arcinoto infatti come certa critica, soprattutto in Italia, si muova su territori già battuti, senza dare davvero prova di fantasia. Alcuni artisti ricevono quindi recensioni sempre positive, mentre altri vedono puntualmente stroncati i propri lavori. È un atteggiamento che si riflette sulla condizione della musica leggera italiana, immancabilmente destinata, come certa critica, a ripetere se stessa. Così mentre il Paese affronta stoicamente l’ennesimo festival di Sanremo — quest’anno in un’edizione particolarmente rassicurante nella sua normalità nazionalpopolare — popolato da acerbi frutti di talent show e da autentici sconosciuti, all’amante della buona musica non resta che rifugiarsi in piccole oasi confortanti, e probabilmente poco frequentate, come le trasmissioni che al mattino Radio1 propone sotto la sapiente conduzione di John Vignola.

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23 marzo 2019

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