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Povera tra i poveri per portare la croce di Cristo

· A Siviglia l'arcivescovo Amato presiede la beatificazione di Maria dell'Immacolata Concezione ·

Visse in pieno la beatitudine evangelica della povertà, cercando di farsi povera tra i poveri. Così l'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha descritto la figura di Maria della Immacolata Concezione Salvat Romero durante il rito di beatificazione celebrato sabato mattina, 18 settembre, nello stadio della Certosa di Siviglia.

La beata aveva ben assimilato e messo in pratica lo spirito di sant'Angela della Croce, fondatrice delle sorelle della compagnia della Croce, che aveva scelto per l'istituto il motto: «i poveri sono i nostri signori». A questo proposito, l'arcivescovo ha ricordato alcuni episodi della vita di suor Salvat Romero. «Quando era superiora di Las Minas — ha detto il presule — c'era bisogno di un contadino per curare il grande orto della casa, dal momento che le suore erano impegnate nell'assistenza agli ammalati. Ella mise sotto contratto un poveretto, che non poteva trovare lavoro altrove, perché un po' ritardato mentale. Pregò una consorella di insegnargli il necessario. Quando sbagliava lo scusava sempre. Grazie a lei, questo poveretto nella sua vecchiaia poté avere una casetta e la sua pensioncina».

Perfino nei viaggi sceglieva «i mezzi di locomozione dei poveri. Anche per le cure mediche: andava soltanto a quelle della sicurezza sociale, perfino nella sua ultima e gravissima malattia». Il suo impegno nel lavoro faceva parte della sua opzione per i poveri. Era solita riservare a sé i lavori più umili e gli incarichi meno piacevoli. Non era difficile, infatti, vederla dedicarsi alle pulizie e svolgere le faccende domestiche.

«Allo spirito di povertà e di laboriosità — ha sottolineato l'arcivescovo — univa una straordinaria umiltà. Come Gesù nonostante la sua condizione divina si umiliò fino alla morte e alla morte di croce, anche la nostra beata, pur essendo nata in una famiglia madrilena benestante, pur avendo titoli accademici e pur parlando alla perfezione anche il francese e l'inglese, da religiosa indossò l'abito dell'umiltà come sua divisa gloriosa».

Le testimonianze sono moltissime a tale proposito. Quando fu scelta come «terza consigliera generale, accettò con serenità un periodo di lavoro, come aiutante nella cucina di una scuola, prima di essere nominata superiora della casa di Villanueva del Río y Minos, nell'agosto del 1971. Durante la brevissima esperienza della divisione dell'istituto in due province, la nostra beata arrivò a una delle case per fare la visita canonica. Ma non la lasciarono entrare. Le chiusero la porta in faccia. Si recò allora in un'altra casa e non fece alcun commento su quanto le era successo».

Maria della Immacolata Concezione seppe sempre vivere con convinzione la sua vocazione alla vita religiosa nello spirito della fondatrice. «Volle che il suo istituto — ha messo in evidenza il presule — si mantenesse fedele alle autentiche fonti della vita consacrata: fedeltà alla regola e allo spirito della fondatrice e docilità e obbedienza alla Chiesa e al suo magistero. Mentre tutto intorno c'era un pietoso spettacolo di rilassatezza nella dottrina e nei costumi, ella fu eroica nell'incentivare la vita interiore delle consorelle, ponendo l'accento sull'importanza della vita spirituale nutrita di preghiera, di silenzio, di obbedienza, di carità e di servizio ai poveri».

In qualità di superiora generale, visitava ogni tre anni le case della congregazione, ascoltando e incoraggiando le sue consorelle. Volle imprimere così una solida formazione sia dottrinale, sia spirituale alle religiose, in modo che rimanessero fedeli al carisma di sant'Angela della Croce. «Questa fedeltà — ha affermato monsignor Amato — ha consentito all'istituto di fiorire, nonostante la povertà e l'austerità della sua regola fatta di digiuni, di riposo su tavole di legno, di sopportazione di malanni e di privazioni». Nutriva grande carità verso le consorelle, soprattutto nei confronti delle più difficili di carattere. «Le correggeva con bontà e fermezza — ha detto il prefetto — incoraggiandole a rimanere fedeli alla vocazione. Colpiva la pazienza e la carità che la madre aveva verso quelle sorelle, che avevano sbagliato e nei confronti delle quali ella continuava a mantenere una fiducia materna. Le stupiva, le commuoveva profondamente e le confermava nei buoni propositi».

La sua carità non la spingeva solo a interessarsi delle sue consorelle, ma la portava ad occuparsi di chiunque incontrasse sulla sua strada. A questo proposito numerosi sono gli episodi che rivelano la sua attenzione e la sua completa disponibilità verso i fratelli bisognosi. «Una giovane, Manuela Carmona Reina — ha ricordato il presule — accompagnò la madre per otto anni nelle sue visite ai poveri del paesino di Las Minas, dove abbondavano gli anziani e gli ammalati bisognosi di assistenza. Questa giovane racconta che un giorno accompagnò la madre a visitare un'anziana signora, di nome Barbara. Questa donna si trovava in uno stato di completo abbandono, immobilizzata a letto e con una grande quantità di piaghe. La sporcizia era tale che i topi andavano dovunque, perfino addosso alla donna. Quando la madre si rese conto della situazione disse: “Manoli, stai fuori perché non è gradevole”. Fu quindi la madre a curare le ferite di Barbara, a pulire la casa e a cacciare i roditori. Il suo atteggiamento verso questa malata fu veramente eroico, anche perché ella aveva terrore dei topi. Da quel giorno l'anziana signora Barbara ringraziava Dio per averle inviato un angelo».

L'arcivescovo ha concluso l'omelia ricordando che Maria della Immacolata Concezione «ha realizzato in pieno le finalità dell'istituto delle sorelle della compagnia della Croce, il cui distintivo è la perfetta imitazione di Cristo crocifisso, mediante il distacco dalle cose terrene, l'accettazione delle umiliazioni, l'impegno nel lavoro e un atteggiamento di sana austerità e di lieto sacrificio».

Alla concelebrazione eucaristica hanno partecipato, tra gli altri, i cardinali Rouco Varela, Amigo Vallejo e García-Gasco Vicente, gli arcivescovi Fratini, nunzio apostolico in Spagna, e Asenjo Pelegrina, di Siviglia.

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19 ottobre 2019

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