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Povera cioè libera

· Chiesa e civiltà del benessere temporale nel magistero dell’arcivescovo Montini ·

Vorrei soffermarmi qui sulla povertà della Chiesa come è stata presentata nel magistero del futuro Paolo VI, l’arcivescovo Giovanni Battista Montini. Ci possono bastare, senza nessuna pretesa di un’analisi ordinata e completa dei testi, alcuni spunti che testimoniano la grande attualità e la singolare profondità del magistero montiniano, nel segno di un vero e proprio profetismo evangelico.

L’arcivescovo Montini all’Arena di Milano per un radunodella Gioventù femminile di Azione cattolica (17 aprile 1955)

Parlando al clero milanese il 6 febbraio 1963, l’arcivescovo Montini si pone nel contesto generale e spirituale della riforma necessaria alla Chiesa: «Il Papa l’ha detto non una volta sola: bisogna ringiovanire, bisogna ringiovanire i nostri cuori. Dobbiamo riprendere l’entusiasmo, la forza, i propositi, l’ingenuità — direi — dei primi giorni». In questa prospettiva Montini ricorda il seguente intervento del cardinale Lercaro tenuto in aula conciliare il 6 dicembre 1962 sul tema specifico della Ecclesia pauperum: «La Chiesa deve proprio prendere atto di questa coscienza, di essere lo strumento della redenzione divina che Cristo ha operato nel mondo, deve sentirsi povera». E Montini così commenta il pensiero di Lercaro: «Ciò che di originale c’è nella sua affermazione è che questo è costituzionale, questo è essenziale, questo non si può dimenticare, che non è cosa secondaria, ma fa parte dell’essenza del meccanismo spirituale che Gesù ha creato per salvare» (Discorsi e scritti milanesi, vol. III, pp. 5613).

Al tema dell’Ecclesia pauperum Montini dedica, tra l’altro, una parte della sua lettera pastorale del 1963, Il cristiano e il benessere temporale. Il contesto che l’arcivescovo prende ora in considerazione, dopo quello precedentemente dedicato al senso religioso e al senso morale, è quello della civiltà del benessere: un contesto che storicamente si configura nel segno di una profonda, drammatica ambiguità. Dice infatti: «Il cristiano è a priori ottimista dinnanzi alla visione dei beni temporali. Non è ostile, è amico; non è scandalizzato, è ammirato; non impaurito, è simpatizzante. Sarà prudente, ma per dovere di rispetto e per istinto di superiorità […] Parimenti il cristianesimo non è un ostacolo al progresso moderno, perché non lo considera nel solo aspetto tecnico ed economico, ma nel suo integrale sviluppo» (ibidem, p. 5616). Montini sottolinea «il dramma del contrasto fra il cristiano e le realtà temporali», contrasto dovuto al fatto che «nelle cose di questo mondo, nell’organizzazione specialmente che vi ha dato la malizia umana (o diabolica), vi può essere, anzi spesso vi è, un disordine profondo e misterioso […] Il distacco, che la scienza e la prassi moderna hanno operato fra l’economia e la morale, e conseguentemente dalla religione, è uno degli errori più gravi del tempo nostro […] Il benessere economico tende ad assumere il primo posto nella scala dei valori. Sembra che sia il sommo bene, l’unica salute, il fine che giustifica ogni sforzo e appaga ogni aspirazione. Questa tendenza a sovra-estimare il benessere economico può assumere carattere anti religioso, o almeno a-religioso» (ibidem, pp. 5616, 5621, 5627).

di Dionigi Tettamanzi

Dal libro del cardinale arcivescovo emerito di Milano Misericordia. Il Giubileo di Papa Francesco (Torino, Giulio Einaudi Editore, 2015, pagine 145, euro 14), scritto in collaborazione con il giornalista Paolo Rodari.

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