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Portogallo voto nella crisi

· Elezioni anticipate ·

Alle prese con una crisi economica senza precedenti, e a meno di due anni dalle ultime elezioni, circa 15 milioni di portoghesi si recano domenica 5 alle urne per le legislative anticipate. Il Paese — già messo in ginocchio dalle ripetute misure di emergenza decise dal Governo nell’ultimo anno — arriva al voto per rinnovare il Parlamento monocamerale dopo le dimissioni il 23 marzo scorso del premier socialista, José Sócrates. In una atmosfera di profonda emergenza e sotto il peso del forte deficit pubblico, anche il Portogallo, dopo Grecia e Irlanda, è stato costretto a fare ricorso al salvataggio finanziario di Unione europea e Fondo monetario internazionale (Fmi) per evitare la bancarotta, impegnandosi, in cambio di un aiuto da 78 miliardi, ad accettare drastiche misure di risanamento dei conti pubblici. Le dimissioni di Sócrates sono giunte in seguito alla bocciatura del Parlamento delle misure di austerity previste dall’Esecutivo proprio per sottrarre il Paese al prestito internazionale.

Gli ultimi dati sullo stato di salute finanziaria del Portogallo lasciano, però, poco spazio alle discussioni. Gli economisti informano che il prodotto interno lordo soffrirà una contrazione del 2 per cento sia quest’anno che nel 2012, con la disoccupazione che ha ormai raggiunto livelli record. Quasi tutta la campagna elettorale — dominata dallo scontro tra i principali schieramenti e dagli scambi di accuse su chi sia responsabile di avere trascinato il Paese sull’orlo del fallimento, con il rating abbassato a livello spazzatura dalle maggiori agenzie internazionali del settore — è stata incentrata sulla grave situazione economica e sulle dure condizioni che accompagnano il piano di salvataggio Ue-Fmi. Per il Paese, sottoposto alle continue pressioni dei mercati e dove la congiuntura economica ha inasprito le difficoltà finanziarie, sono previsti quindi almeno due anni di recessione, con la privatizzazione delle imprese statali, l’aumento dell’iva e delle tasse nel comparto sanitario, oltre a tagli a salari e pensioni. E anche in Portogallo, come recentemente in Spagna, il Governo socialista — ritenuto dalle opposizioni il principale responsabile della crisi — appare molto vicino alla fine di un ciclo, con il rischio di una sonora sconfitta elettorale. Per i commentatori, infatti, tutto lascia presupporre che dopo le legislative il Partito socialista sarà tagliato fuori dal Governo.

Gli ultimi sondaggi pubblicati sulla stampa lusitana vedono in vantaggio i socialdemocratici di centrodestra (Psd), del leader dell’opposizione Pedro Passos Coelho, con il 36,5 per cento delle intenzioni di voto, davanti al Ps di Sócrates al 31,3 per cento. I popolari del Cds, il secondo partito di centro destra guidato da Paulo Portas, possibile alleato del Psd in una futura coalizione governativa, sono terzi con il 12,4 per cento, davanti all’alleanza tra comunisti e verdi (Cdu), al 7,7 per cento, e ai post trozkisti del blocco di sinistra (5,2 per cento). Gli analisti sono concordi nel ritenere che Psd e Cds — con poco più del 48 per cento dei consensi — otterrebbero insieme la maggioranza assoluta nel Parlamento monocamerale di Lisbona, anche se un accordo tra i due partiti non è ancora stato deciso. Attualmente, dopo le elezioni del 2009, sui 230 seggi dell’Assemblea 97 sono ad appannaggio dei socialisti, 81 del Psd, 21 dei popolari, 16 del blocco di sinistra, 13 dei comunisti e due del partito dei Verdi. Nella consultazione elettorale del febbraio del 2005, il Ps ottenne la maggioranza assoluta, con 121 deputati. Nel 2002, l’asse Psd-Cds sostenne l’elezione a primo ministro del più celebre socialdemocratico portoghese, l’attuale presidente della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso. E ora vorrebbe spingere sulla poltrona di capo del Governo Passos Coelho. Secondo la Costituzione, spetta al presidente della Repubblica nominare il primo ministro, in base ai risultati delle urne e alle consultazioni con tutti i partiti politici.

Lo spazio di manovra del futuro Governo, soprattutto in materia di economia, è però molto ristretto, dovendo applicare alla lettera le energiche misure imposte da Bruxelles e Washington. Il piano di aiuti a Lisbona verrà erogato in parti uguali dall’Ue, attraverso l’European Financial Stabilisation Mechanism e dall’European Financial Stability Facility, mentre l’Fmi ha già approvato il prestito da 26 miliardi di euro. Da Bruxelles, il commissario europeo agli Affari economici e monetari ha sottolineato che il piano non è d’aiuto solo al Portogallo, ma contribuisce a salvaguardare la stabilità dell’intera zona euro.

Sul voto pesano anche incertezze (un elettore su cinque è ancora indeciso) e astensionismo. Alle legislative del 2009 non votò il 40 per cento degli aventi diritto, il dato più alto dalla Rivoluzione dei garofani (1974). Per alcuni analisti, fra le città di Oporto, Braga, Viana do Castelo e Viseu, nel nord del Paese, la zona più colpita dalla crisi, una ventina di seggi potrebbero spostarsi dai socialisti ai socialdemocratici. Se dalle urne non uscirà una maggioranza chiara di centrodestra, l’unica strada percorribile potrebbe essere quella di una grande coalizione Psd-Ps o Psd-Cds-Ps. Una ipotesi che vedrebbe favorevole il capo dello Stato, Aníbal Cavaco Silva, come la più solida per traghettare il Paese fuori dalla crisi. Ma Passos Coelho e Portas hanno escluso ogni ipotesi di accordo dopo le elezioni con i socialisti se Sócrates dovesse restare alla guida del Ps.

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