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Portò il divino
nell'umano

· Cent'anni de Partito Popolare ·

Don Sturzo e le urgenze del suo tempo

Ricordare don Luigi Sturzo (1871-1959) in questo anno in cui si celebra il suo richiamo alla vita politica, non è solo tenere viva la memoria di un ottimo sacerdote e di un onesto politico ma è l'occasione per rileggere il suo pensiero, ancora foriero di ottimi consigli per il futuro. Quest’uomo, con le sue scelte, ha portato il divino nell’umano, guardando alle urgenti necessità del suo tempo. 

Don Luigi Sturzo

Era la Pasqua del 1894 e studente a Roma, ma già sacerdote, andando a benedire le famiglie, si accorse della precaria condizione nella quale viveva la popolazione civile. Questo incontro, casuale per tutti ma non per una persona che ha fatto della trascendenza il suo essere, fu la scintilla per dare vita ad una serie di attività, in funzione del vero bene, richiamato nelle pagine evangeliche. 

Il suo pensiero è semplicissimo, ma di una prorompente attualità: portare le impostazioni pratiche della Dottrina sociale delle Chiesa nel mondo amministrativo e politico. Niente di più, ma neanche di meno.
Il 1894, anno della sua ordinazione sacerdotale, ad opera di Papa Leone xiii vide la luce la Rerum novarum. L'enciclica, forte e penetrante, come il pensiero del suo autore, offrì una soluzione, efficace e risolutiva, allo stesso mondo scoperto dal sacerdote calatese.
Intuizione, sogno profetico o soffio dello Spirito non lo sappiamo, sta di fatto che una pagina nuova si stava scrivendo per il bene di coloro che attendevano una risposta ai loro problemi.
E questa era arrivata: il 18 gennaio 1919, in una stanza dell’albergo Santa Chiara, nel cuore della città eterna, il giovane sacerdote lanciò il suo Appello ai liberi e forti. Con tale posa intendeva promuovere la partecipazione politica dei cattolici con la fondazione del Partito popolare italiano.
L'azione del giovane siciliano si orientò, da subito, in due direzioni: una giuridica e l'altra politica. Don Luigi comprese che serviva il diritto, per modificare le condizioni sociali della collettività, e la politica, per realizzare ciò. Così, nel 1905, ottenute le debite autorizzazioni che il proprio stato ecclesiastico comportava, viene eletto pro sindaco della cittadina di Caltagirone (carica che mantenne fino al 1920) e consigliere della Provincia di Catania. Dello stesso anno è il suo appello per “I problemi della vita nazionale dei cattolici”.
La scelta democratica fu il presupposto, logico ed irrinunciabile, per realizzare il grandioso programma. Azione amministrativa, bene comune ed interessi collettivi divengono, cosi, sinergie utili, nell’interesse della polìs.
In ciò il pensiero di don Sturzo non fu solo fondamentale ma innovativo, soprattutto, guardando alle sue intuizioni in tema di decentramento delle funzioni degli enti territoriali e dei servizi amministrativi. Su molti di tali temi, le sue impostazioni precederanno le stesse linee guida presenti nella Costituzione . E gli articoli 5 e 117 del dettato costituzionale ne sono un esempio.
Don Luigi Sturzo è vissuto in un’epoca densa di avvenimenti cruciali. Già nei primi anni del suo mandato guardò alle persone in difficoltà, fondando, nella sua cittadina, diverse opere a sfondo sociale, un giornale («La Croce di Costantino») ed una cassa rurale. Anche questa idea anticipò la funzione pubblica degli enti bancari, che troverà una successiva conferma nel sistema giuridico.
Sua è l'intuizione di una mutua cooperativa, nella quale si metteva in comune e si divideva quanto serviva per le impreviste necessità degli iscritti.
Vangelo ed azione sociale marciarono insieme per una società non solo più equa, ma giusta.
Tali attività furono di una straordinaria modernità, in quanto i cattolici non prendevano parte alla vita politica, a causa del non expedit e della Questione romana, che rappresentava una breccia ancora aperta, non solo nel cuore di Porta Pia, ma nei rapporti fra Chiesa e Stato.
A tale stato di cose, già di per sé complesso, si aggiunse la prima guerra mondiale ed il periodo autoritario che, dopo il delitto Matteotti, portò don Sturzo, prima a Londra e poi negli Stati Uniti (1924-1944). Non furono anni facili, ma portati avanti dal sacerdote grazie al suo forte spirito di fede e di sacrifico. Tali difficoltà ne evidenziarono le altissime doti morali e religiose.
Durante l'esilio continuò la ricca attività intellettuale, fatta di studi e pubblicazioni. Di questa periodo restano moltissime lettere ed altrettanti testi, che spaziano dal diritto pubblico alla sociologia.
Uomo profondamente religioso e legatissimo alla Chiesa, espresse il suo si, obbediente e silenzioso, a quanto gli veniva richiesto. Seppe fare della sua vita l'altare di quella santità dove sacrificare la sua persona, per gli interessi della collettività.
Questo è stato don Sturzo: non solo un grande politico, rispettoso dei tempi e all’avanguardia nelle decisioni, ma soprattutto un gigante di altruismo al servizio del Vangelo.
Tornato in Italia nel 1944 si chiuse in un quieto lavoro, segno di quella carità che sempre lo aveva contraddistinto.
Ed è bello richiamare alla memoria l’opera di questo sacerdote, coraggioso e buono, che non solo la cultura italiana ma il mondo ricorda, per quella coerenza e quella fedeltà che trova nel bene comune il vero fondamento di ogni società civile, degna di questo nome.

di Gianluca Giorgio

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18 settembre 2019

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