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Porte aperte per il popolo dello spettacolo viaggiante

· Il documento finale dell’ottavo congresso internazionale di pastorale per i circensi e i fieranti ·

Comunità ecclesiali accoglienti e società che si impegnino a garantire il rispetto dei legittimi diritti del popolo viaggiante. Si potrebbe riassumere così, in estrema sintesi, il complesso argomentare dei partecipanti all’ottavo congresso internazionale di pastorale per i circensi e i fieranti organizzato a Roma dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti sul finire dell’anno scorso. Un evento tornato d’attualità grazie alla pubblicazione del documento finale.

Già il tema scelto per il congresso — «Circhi e Luna park: “cattedrali” di fede e tradizione, segni di speranza in un mondo globalizzato» — aveva calamitato l’interesse di tutto l’ambiente che gravita attorno al mondo dello spettacolo viaggiante e della gente che lo popola. Il taglio pastorale, in senso molto ampio, voluto dal dicastero organizzatore, ha allargato notevolmente i contorni del dibattito sviluppato nelle quattro giornate congressuali (dal 12 al 16 dicembre) chiamando in causa la responsabilità di Governi e di amministrazioni internazionali.

Partendo dal concetto che «nella Chiesa nessuno è straniero» perché essa «non è straniera a nessun uomo», si è passati all’analisi della realtà socio-culturale, oltreché religiosa, del mondo dello spettacolo viaggiante, delle condizioni di vita, dei problemi e delle sfide con cui esso si trova oggi a confronto. Vi hanno partecipato 70 delegati provenienti da 22 Paesi, in rappresentanza di tre continenti: Americhe (Stati Uniti, Brasile, Cile, Bolivia e Nicaragua), Asia (India) ed Europa (Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Olanda, Romania, Spagna e Svizzera). Erano vescovi e presbiteri, religiosi e laici, direttori, coordinatori nazionali, segretari, membri dell’equipe per la pastorale della mobilità umana delle Conferenze episcopali nazionali o i loro corrispondenti a livello diocesano.

Tra gli obiettivi dell’incontro, era prioritario quello di far meglio conoscere proprio alle Chiese locali la pastorale per i circensi e i fieranti, allo scopo di favorire maggiore attenzione nei confronti delle odierne problematiche che riguardano le persone che si dedicano allo spettacolo itinerante. Si è cercato, inoltre, di considerare tale sollecitudine nell’ampio contesto della pastorale ordinaria della Chiesa, La discussione è stata guidata dal presidente del dicastero, l’arcivescovo Antonio Maria Vegliò, e dal sotto-segretario, lo scalabriniano Gabriele Bentoglio.

I lavori sono stati introdotti dall’arcivescovo presidente con un intervento su «La Chiesa al servizio dei circensi e dei fieranti». Sono seguiti brevi saluti da parte del rappresentante dell’arcivescovo di Canterbury presso la Santa Sede, il reverendo canonico David Richardson, del segretario generale del Forum delle organizzazioni cristiane per gli operatori pastorali di circhi e lunapark, il salesiano Bernard Van Welzenes, e del direttore della Federazione mondiale del circo e dell’Associazione europea dei circhi, Arie Oudenes. Durante i lavori è intervenuto tra gli altri il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che ha parlato su «Arte e trasmissione della fede al servizio della crescita spirituale dei circensi e dei fieranti»

Nel documento finale hanno trovato spazio tutti gli argomenti trattati: le attività lavorative, le condizioni di vita, le difficoltà e le aspettative per il futuro di donne e uomini che si dedicano allo spettacolo viaggiante, la loro dignità e i loro diritti e doveri, l’integrazione, il razzismo, la discriminazione, il dialogo e il bene comune. Data l’importanza della collaborazione nella sollecitudine pastorale per i fieranti e i circensi, sono state esaminate le forme di cooperazione tra il Pontificio Consiglio e gli organismi internazionali e nazionali che si dedicano a tale settore, e quelle tra le Conferenze episcopali, le diocesi e le parrocchie che si trovano a interagire con persone dello spettacolo viaggiante.

Infine è stata richiamata la responsabilità degli Stati nel garantire al popolo viaggiante, sicurezza, educazione per i bambini, rispetto dei diritti, riconoscimento della professionalità dei circensi. È stata anche affrontata la questione della presenza storica degli animali nello spettacolo offerto dal circo. Nulla in contrario nel documento, a patto che «l’addestramento sia rispettoso e positivo» e che «i proprietari dei circhi vigilino sull’adeguato trattamento degli animali tenendo conto del loro benessere».

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15 settembre 2019

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