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Porte aperte alla misericordia

· Nella cattedrale di Roma e nelle diocesi del mondo prende il via il giubileo straordinario ·

Si sono spalancate in tutto il mondo le porte della misericordia. Come stabilito dalla bolla di indizione Misericordiae vultus, nella terza domenica di Avvento il giubileo ha preso il via nelle diocesi dei cinque continenti, con l’apertura delle porte sante di cattedrali e santuari, ma anche di tanti «luoghi di disagio e di emarginazione» sparsi in ogni angolo della terra: carceri, ospedali, case di accoglienza, ospizi, mense per i poveri.

Nella cattedrale di Roma il rito è stato presieduto da Francesco, che così ha aperto la sua terza porta santa (dopo quelle della capitale centrafricana Bangui, il 29 novembre, e della basilica vaticana, l’8 dicembre) proprio nel giorno in cui 46 anni prima — era il 13 dicembre 1969 — riceveva l’ordinazione sacerdotale. All’omelia il Pontefice ha sottolineato che «inizia il tempo del grande perdono»: il giubileo della misericordia, infatti, ha spiegato, può diventare «il momento per riscoprire la presenza di Dio e la sua tenerezza di padre». Del resto, «Dio non ama le rigidità. Lui è Padre, è tenero. Tutto fa con tenerezza di Padre».

Un’idea, questa, ripresa poi al rientro in Vaticano, quando affacciatosi dalla finestra del Palazzo apostolico ha recitato l’Angelus con i numerosissimi fedeli presenti in piazza San Pietro. Commentando il vangelo domenicale il Papa ha spiegato che «nessuna categoria di persone è esclusa dal percorrere la strada della conversione per ottenere la salvezza». Perché, ha ribadito, «Dio non preclude a nessuno la possibilità di salvarsi. Egli è ansioso di usare misericordia, usarla verso tutti, e di accogliere ciascuno nel tenero abbraccio della riconciliazione e del perdono». Infine, al termine della preghiera mariana, ha chiesto impegno e generosità per dare attuazione all’accordo di Parigi sul clima.

L'omelia del Papa

L'Angelus domenicale

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22 marzo 2019

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