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Popolo e Chiesa uniti da un cammino comune

· Malta si prepara ad accogliere il Pontefice ·

Nell'immediata vigilia del quinto anniversario della sua elezione alla cattedra di Pietro, Benedetto XVI sarà a Malta, pellegrino di pace e messaggero di speranza, non solo per l'isola, ma per la Chiesa universale.

Le origini — potremmo dire il battesimo apostolico — della Chiesa di Malta, fecondata dalla predicazione di san Paolo, segnano anch'esse, a loro volta, per lo straordinario significato di questa visita, un nuovo inizio nel lungo e non facile cammino di fede della sua gente. Nel magistero del Papa, il periodo apostolico, che l'isola ha vissuto nell'anno 60 con il naufragio di Paolo, è allo stesso tempo storia e parola viva di una Chiesa sempre più consapevole che l'intera vicenda cristiana è, nella sua essenza, una storia di ininterrotta testimonianza a partire dagli apostoli.

Ogni terra apostolica è come una casa naturale per il successore di Pietro; e ancor di più lo sarà, in questi due giorni, per Benedetto XVI che viene a celebrare nell'isola il 1950° anniversario del naufragio e, in senso lato, il bimillenario, appena trascorso, della nascita dell'apostolo.

Malta parla di Paolo come oggi Paolo parla alla Chiesa del terzo millennio, pienamente inserita nel suo tempo, ma proprio in forza della fedeltà di una predicazione che il Papa ha posto al centro del suo magistero.

Da Paolo a Benedetto XVI corre l'intero arco della storia, non solo ecclesiale, di Malta. Le isole maltesi sono ben consapevoli del privilegio di questa visita, attesa con ansia e posta nella prospettiva di un evento capace di far crescere e maturare le speranze vive di un popolo e di una Chiesa segnati da un cammino comune. Un legame sempre saldo, sottolineato anche dalla doppia visita — nel 1990 e nel 2001 — di Giovanni Paolo II. Un legame passato però attraverso vicende alterne e tormentate, costruito su capitoli di storia sovrapposti con dominazioni che si susseguivano e culture costrette ai rivolgimenti del momento. Neppure i cambiamenti più tumultuosi, che videro protagonisti prima i romani e successivamente i bizantini, gli arabi e, ancora, i normanni, gli svevi e gli aragonesi, fino all'impero di Carlo v, sono mai riusciti a intaccare il sigillo paolino delle origini.

La trama organica della storia recente della Chiesa a Malta può essere sviluppata a partire dall'arrivo nell'isola, provenienti da Rodi, dei Cavalieri di San Giovanni, ossia dell'Ordine di Malta. Fu dal quarto al sesto secolo che venne gradualmente a cessare l'influenza di Costantinopoli, mentre un segno importante dei legami con la Chiesa di Roma è testimoniato dalla costituzione della diocesi di Malta come suffraganea di Palermo, dal 1156 fino al 1831. Analogamente, sul piano politico, dopo la lunga e importante fase dei Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni (1530-1798), vi fu un beve periodo francese che, proprio nel 1800, lasciò il campo all'impero britannico.

Chiesa e nazione, pur nella diversità dei ruoli e delle situazioni, hanno percorso, si può dire, un cammino parallelo, culminato, rispettivamente, nella costituzione della diocesi di Gozo il 22 settembre 1864 e nell'elevazione di Malta a sede metropolitana il 1° gennaio 1944 e, sul piano dell'assetto statale, con la costituzione di repubblica indipendente il 21 settembre del 1964, e di repubblica parlamentare il 13 dicembre 1974. Dal 1° maggio del 2004, Malta è diventata membro dell'Unione europea, adottando la moneta comune il 1° gennaio 2008.

È innegabile che nello sviluppo della Chiesa a Malta il contributo dell'Ordine di San Giovanni sia stato particolarmente importante: nuove chiese, con il trionfo dell'architettura barocca e, collegata a esse, una diffusa rete di parrocchie, intorno alle quali prendeva vita e si strutturava la formazione di una moltitudine di opere a favore degli ammalati, dei disabili, di persone in difficoltà.

Il volto di una Chiesa in Malta solidale e attenta ai bisogni degli ultimi, ricca di istituzioni di carità e di centri educativi, è ancora oggi l'immagine che fa risaltare l'impegno dei suoi sacerdoti e di molti laici dediti al volontariato. Un segno forte nella configurazione dell'odierna realtà ecclesiale va poi cercato nel retaggio lasciato, soprattutto a partire dal quinto e sesto secolo, dalla nutrita presenza di monaci e, in seguito, dal secolo quattordicesimo, dalle congregazioni mendicanti: francescani, agostiniani, carmelitani, domenicani, senza tralasciare il ruolo dei gesuiti, giunti dalla vicina Sicilia, che trovarono stabilità nell'isola dal 1592, dando vita al Collegio melitense, contemporaneo del Collegio romano e istituito con le stesse finalità.

Questo impianto costitutivo, segno di una carità solidale e aperta particolarmente ai bisogni degli ultimi, non poteva che dare anche il profilo alla Chiesa d'oggi, che si trova ad affrontare le sfide di una modernità che, anche nell'isola, presenta i caratteri di una società largamente globalizzata e, per questo, più esposta a forme di secolarizzazione più o meno spinte. Pur lontana dalle esasperazioni di una modernità che bada poco allo spessore dei suoi contenuti, la società maltese rappresenta pur sempre un campo d'impegno non lieve per una Chiesa che, tuttavia, appare ben attrezzata soprattutto sul piano di una programmazione pastorale tanto ricca di strutture, quanto di inventiva e di capacità operativa. Impulsi importanti sono venuti, negli ultimi anni, dal sinodo dell'arcidiocesi di Malta — durato quattro anni, dal 1999 al 2003 — e da quello della diocesi di Gozo, svoltosi dal 1975 al 1993. I due sinodi hanno cercato di dare un impegno rinnovato alla missione pastorale della Chiesa, focalizzandola sugli aspetti dell'evangelizzazione, della diaconia, della comunione, della pastorale giovanile e della pastorale matrimoniale. Questo impegno si manifesta su due livelli, diocesano e parrocchiale. Le assemblee diocesane e parrocchiali sono state, in questi anni, un'esperienza positiva di valutazione, discernimento e programmazione pastorale comunitaria.

A Gozo, nei primi mesi del 2009, è stata celebrata una riuscita e capillare missione diocesana, di evangelizzazione e accompagnamento, coinvolgendo in prima persona diverse centinaia di laici. A Malta, dal gennaio 2009, è in corso la visita pastorale dell'arcivescovo; il leit motiv è «creare comunità cristiane vive per attirare i lontani».

La vita parrocchiale è particolarmente attiva. Visitando le parrocchie si apprezzano l'attenzione agli edifici sacri, la cura per la liturgia, le numerose iniziative pastorali e sociali pianificate durante tutti i mesi dell'anno. Nei «tempi forti», specialmente in Quaresima, si intensifica l'attività religiosa, con percorsi catechetici e ritiri spirituali nelle parrocchie, nei posti di lavoro e anche tramite la radio, allo scopo di favorire la riscoperta piena della specifica vocazione dei laici.

La vita spirituale nelle parrocchie, negli istituti religiosi e nei movimenti ecclesiali continua a generare frutti a livello di vocazioni maschili, mentre va purtroppo rilevato che da circa venticinque anni scarseggiano vocazioni femminili. I trentasette seminaristi nel seminario maggiore di Malta e i diciotto in quello di Gozo, senza contare le decine di vocazioni alla vita religiosa, sono un segno della vitalità della Chiesa locale. Questo fenomeno è evidente anche nel numero tuttora alto di missionari e missionarie maltesi e gozitani — circa seicento di cui otto vescovi — nei vari continenti.

In tempi recenti, la comunità cristiana si è avvalsa della testimonianza di alcuni fondatori e fondatrici di congregazioni religiose e di istituti di insegnamento o di assistenza, che hanno dato un incisivo contributo al rinnovamento della vita cristiana: san Giorgio Preca e la Società della dottrina cristiana da lui fondata; suor Margherita de Brincat, fondatrice delle francescane del Cuore di Gesù; suor Carolina Cauchi, fondatrice delle domenicane di Malta; monsignor Giuseppe Depiro, fondatore della Società missionaria di San Paolo; monsignor Isidoro Formosa e le sue suore orsoline di Sant'Angela Merici; madre Maria Teresa Nuzzo, fondatrice delle figlie del Cuore di Gesù.

I cattolici maltesi si distinguono inoltre per la generosità con cui aiutano le opere missionarie e per i tempestivi interventi caritativi verso paesi afflitti da calamità naturali. È anche da sottolineare l'importante presenza di gruppi e movimenti laicali a Malta e Gozo. Nonostante l'ammirevole impegno apostolico di tutti, i frutti spirituali e le conversioni, si nota tuttavia, per alcuni, un calo nel numero dei membri.

L'educazione è obbligatoria fino all'età di sedici anni, con scuole pubbliche in tutte le località. Numerose (cinquantasei) sono quelle — primarie e secondarie — cattoliche, frequentate da oltre il 40 per cento dei ragazzi maltesi. L'università di Malta — con circa diecimila studenti — è l'istituzione principale per l'educazione superiore. La facoltà di teologia è incorporata nell'università ed è regolata da un accordo con la Santa Sede. Un'altra istituzione superiore statale è il Malta College of arts, science and technology.

Il quadro è quello di una Chiesa e di organismi sociali che, insieme, danno vita a potenzialità educative e formative di alto valore. Non è estraneo a tutto questo il livello dei rapporti, più che cordiale, tra la Chiesa e le autorità civili, in un Paese in cui la religione cattolica è riconosciuta come religione di Stato. Non a caso è tradizione che i capi di Stato maltesi chiedano udienza al Pontefice all'inizio e alla fine del loro mandato.

Il presidente George Abela ha compiuto la prima visita all'estero proprio a Benedetto XVI, il 18 giugno 2009. In precedenza, il primo ministro Lawrence Gonzi era stato ricevuto in Vaticano l'8 gennaio 2007. È particolarmente significativo che, per la prima volta nella storia della Repubblica, sia stato il primo ministro del partito impostosi alle elezioni (il Nazionalista) a indicare un esponente del partito Laburista alla presidenza della Repubblica.

Neppure il quadro di una collaborazione così estesa e il riferimento ad assetti istituzionali così sereni, possono tuttavia mettere al riparo la comunità ecclesiale, come, del resto, quella civile, dall'impatto di problemi nuovi che, spesso, si presentano sotto forma di vere e proprie emergenze. È il caso, per esempio, dell'immigrazione irregolare. Di fronte a un dramma di tale genere, le cifre non riescono certo a raccontare tutto, ma è tuttavia impressionante il dato che, dal 2002 a oggi, più di tredicimila persone, provenienti dall'Africa e dirette in Italia, di diverse fedi e culture, siano sbarcate per necessità sull'isola. Come è facile immaginare, alcuni atteggiamenti di intolleranza si sono intrecciati con esemplari manifestazioni di carità, che hanno trovato largo sostegno nei vescovi, con l'istituzione, tra l'altro, di quattordici case di accoglienza gestite dalla Chiesa locale. Anche attraverso questa sfida di natura emergenziale, viene alla luce il dato dei buoni rapporti della Chiesa cattolica con altre chiese e confessioni cristiane (anglicani, protestanti, ortodossi) e con i fedeli di altre religioni. Si menziona che a Malta i musulmani dispongono di due imam, di una moschea e di un grande complesso scolastico.

L'impegno per una nuova evangelizzazione è l'obiettivo primario della Chiesa a Malta e a Gozo. Le indicazioni dei vescovi sono concordi nel chiamare a raccolta clero e religiosi, per una coscienza rinnovata e una testimonianza più credibile del Vangelo.

Va posto in questa luce anche il recente messaggio diffuso dai vescovi di Malta e Gozo, in relazione agli abusi sessuali commessi da «indegni ministri» della Chiesa isolana. Dopo aver espresso «dolore e pentimento» per le enormi sofferenze sopportate dalle vittime degli abusi e «per lo scandalo arrecato alla Chiesa», i presuli hanno ricordato che «la Chiesa a Malta è stata una delle prime ad adottare azioni concrete per fronteggiare tali abusi», ricordando, in particolare, la costituzione, già nel 1999, di una Commissione — il Response team — presieduto da un magistrato, con l'obiettivo di investigare le accuse di abusi sessuali su minori commessi da membri del clero, religiosi e operatori pastorali. Alla luce della lettera di Benedetto XVI ai cattolici irlandesi, i vescovi hanno fatto sapere che «la Chiesa maltese continua a intensificare il suo impegno contro gli abusi e chiede a tutti i cristiani di cooperare con le autorità competenti, comprese quelle civili». Una linea della fermezza che trova pieno riscontro nella pastorale ordinaria della Chiesa locale e che, in questo momento, su un aspetto tanto doloroso e delicato, si affianca in maniera significativa alla scelta di trasparenza e di verità indicata da Benedetto XVI a tutta la Chiesa universale.

I frutti che si attendono da questo storico pellegrinaggio vanno, tuttavia, ben oltre. Il popolo maltese è sinceramente devoto al Papa e, a sua volta, la Chiesa a Malta, fiera di accogliere Benedetto XVI, desidera essere confermata nella fede per affrontare, con coraggio e rafforzata nella speranza, le sfide di un difficile futuro.

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