Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Popolazioni nigeriane senza difesa

· Non si arginano i massacri di Boko Haram ·

Abuja, 1. Il nuovo massacro perpetrato nel fine settimana da Boko Haram conferma come le popolazioni del nord-est della Nigeria, ma anche quelle dei Paesi limitrofi, siano ancora senza difesa dalle violenze del gruppo jihadista responsabile da cinque anni di sistematiche stragi. Gli attacchi armati e gli attentati terroristici, con modalità sempre più efferate, si susseguono ormai quotidianamente, né le forze nigeriane — e quelle dei Paesi che hanno inviato contingenti — sembrano per ora in grado di mantenere, sia pure in ritardo, la promessa del presidente federale nigeriano, Muhammadu Buhari, che Boko Haram sarebbe stato sconfitto entro la fine del 2015.

Una donna e la sua bambina scampate al feroce attacco a Dalori (Afp)

L’ultima strage c’è stata nella notte tra sabato e domenica nel villaggio di Dalori, a una decina di chilometri di Maiduguri, la capitale dello Stato nigeriano del Borno, quello dove Boko Haram si è costituito, ha causato il numero maggiore di vittime e mantiene tuttora le sue roccaforti.

Secondo le ultime notizie ufficiali, sono stati 86 i morti, compresi numerosi bambini, e un centinaio i feriti, molti gravemente ustionati, provocati dall’attacco dei miliziani di Boko Haram, che si è protratto per quattro ore. Nelle casupole del villaggio date alle fiamme decine di persone sono bruciate vive, mentre quanti fuggivano venivano falciati da raffiche di mitra.

Il primo a raccontare la strage è stato un sopravvissuto: era in strada quando i Boko Haram verso le 7 di sera hanno fatto irruzione a Dalori, ha sentito il rombo delle motociclette e di un camion che si avvicinavano, si è arrampicato su un albero e lì è rimasto, impietrito, per tutta la notte. Ha visto i miliziani lanciare bombe incendiarie dentro le case, ha sentito le urla della gente che bruciava tra le fiamme. «C’erano anche grida disperate di bambini», ha detto ai soccorritori arrivati troppo tardi e ai soldati che nelle strade hanno trovato decine di cadaveri, molti dei quali carbonizzati.

In un crescendo di ferocia, tre attentatrici suicide si sono mescolate agli abitanti del villaggio riusciti a raggiungere la foresta circostante e si sono fatte esplodere, uccidendo altre donne, altri bambini, altri uomini inermi e ferendo e mutilando orrendamente decine di persone poi trovate dai soccorritori

Poche ore dopo, mentre nella giungla di Dalori si cercavano ancora eventuali superstiti, anche le popolazioni del confinante Ciad hanno pagato un nuovo tributo di sangue ai terroristi jihadisti. Ieri mattina, infatti, tre attentatori si sono fatti esplodere in due villaggi sulle rive del lago Ciad, entro cui passa il confine con il Borno, uccidendo oltre a se stessi nove persone, compresi cinque bambini che giocavano in un campo di calcio, e ferendone cinquanta.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 aprile 2019

NOTIZIE CORRELATE