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Popolazione
allo stremo delle forze
nello Yemen

· I combattimenti non si fermano ·

Peggiora giorno dopo giorno la situazione umanitaria nello Yemen, lacerato da un sanguinoso conflitto che nelle ultime ore ha registrato un nuovo inasprimento di violenza. Negli ultimi mesi, a causa dei ripetuti combattimenti tra ribelli huthi e le forze fedeli al presidente Hadi, sostenute dalla coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita, oltre diecimila persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. 

E per chi rimane è sempre più difficile vivere. L’Onu, infatti, afferma che oltre ventuno milioni di yemeniti, su un totale di ventisei milioni, hanno urgente bisogno di aiuti umanitari. Di questi, diciannove milioni non hanno accesso ad acqua potabile e tredici non hanno cibo a sufficienza. I negoziati mediati dall’Oman e dalle Nazioni Unite sono di nuovo in fase di stallo, dopo che Hadi, in esilio in Arabia Saudita, ha annunciato che non parteciperà alle trattative fino a quando i ribelli non rispetteranno la risoluzione dell’Onu che chiede il ritiro degli insorti dalle zone occupate nei mesi scorsi. Da marzo, l’Arabia Saudita ha formato una coalizione — sostenuta dagli Stati Uniti e composta da Egitto e dagli altri Paesi del Golfo — per contrastare l’avanzata degli huthi. Secondo l’Onu, i raid aerei condotti dalla coalizione inter-araba hanno ucciso circa 4.500 persone, di cui 2.100 civili. Dal canto loro, gli insorti un anno fa avevano accerchiato e poi conquistato la capitale Sana’a, costringendo alla fuga il presidente verso il porto meridionale di Aden, la ex capitale. Dopo l’assedio di Aden da parte degli insorti, a febbraio Hadi si è rifugiato a Riad.

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