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Ponti di misericordia e carità

· Nel dialogo con le Chiese ortodosse orientali ·

Il racconto della nascita di Gesù termina con due viaggi inaspettati. Innanzitutto, quello dei tre magi che, «avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» (Matteo, 2, 12).

Poi vi è la fuga in Egitto della santa famiglia, dopo che l’angelo appare in sogno a Giuseppe dicendogli: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò» (Matteo, 2, 13). Questi due cambiamenti di rotta sono l’effetto di una cattiva notizia e di un’operazione violenta lanciata da Erode contro il bambino Gesù.

Molti cristiani in Medio oriente si riconoscono anche troppo bene in quest’atmosfera minacciosa d’insicurezza e di spostamenti che circonda la nascita del Messia. Il destino della santa famiglia è rimasto quello di molte famiglie cristiane nella regione, che, per garantire un futuro ai loro figli, si vedono costrette a fare i bagagli e a partire verso luoghi più sicuri.

Negli ultimi dieci anni si è intensificato il fenomeno della diaspora delle comunità cristiane provenienti dal Medio oriente. Questa nuova realtà rende necessario costruire ponti di solidarietà e di carità, stimolando uno spirito di comunione e un ecumenismo di vita e rafforzando il legame che unisce queste comunità della diaspora e quelle rimaste nel Paese natale. Poiché l’ecumenismo non è soltanto uno scambio di idee ma anche uno scambio di doni, è possibile trovare molti diversi modi per promuovere uno scambio a livello di cultura e di lingua, a esempio tramite lo studio della lingua araba e siriana e una migliore comprensione della tradizione liturgica orientale. In molti luoghi, la Chiesa cattolica ha offerto ampia assistenza alle comunità della diaspora, principalmente permettendo loro di usare per il culto edifici ecclesiastici. Questa collaborazione è molto apprezzata e dovrebbe essere ulteriormente cementata.

Rappresentanti della Chiesa cattolica e delle Chiese ortodosse orientali si sono riuniti dal 27 gennaio al 3 febbraio 2014 nel Kerala (India meridionale). La Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali era co-presieduta, da parte cattolica, dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e, da parte ortodossa, dal metropolita Bishoy di Damiette, della Chiesa ortodossa copta. La Commissione è stata ospitata da Baselios Marthoma Paulose ii, catholicos dell’Oriente e metropolita della Chiesa ortodossa sira malankarese. I membri hanno proseguito il loro studio sul modo in cui la piena comunione tra le Chiese era espressa nei primi cinque secoli, con un’attenzione particolare allo sviluppo delle varie preghiere eucaristiche (anafore) nella Chiesa primitiva e all’importanza dei pellegrinaggi.

di Gabriel Quicke 
Officiale del Pontificio Consiglio 
per la promozione 
dell’unità dei cristiani 

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22 settembre 2019

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