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Ponte
umanitario

· Chiese evangeliche e valdesi riguardo alle navi dei migranti ·

La Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) e la Diaconia Valdese sono pronte e disponibili a «sostenere il trasferimento e l’accoglienza dei migranti salvati dalla Sea-Watch e dalla Sea eye», le due imbarcazioni da quindici giorni in navigazione nel Mediterraneo alla ricerca di una autorizzazione per un porto di attracco. Lo rende noto un comunicato diffuso dalla agenzia Nev nel quale il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fcei, e Giovanni Comba, responsabile della Diaconia Valdese, confermano «il sostegno alle ong che svolgono azioni di soccorso in mare». Tra le soluzioni prospettate, quella di un ponte umanitario europeo con la città tedesca di Heidelberg. «Stiamo lavorando con i nostri partner per costruire un corridoio europeo e la città di Heidelberg e le sue chiese hanno già manifestato la loro disponibilità all’accoglienza. Siamo pronti a farci carico del trasporto dei migranti nella loro destinazione finale e a collaborare per la loro accoglienza», spiega il presidente Comba.

«Come Fcei — ha aggiunto Negro — siamo impegnati in un partenariato con Open Arms, la ong che nei giorni scorsi ha salvato oltre trecento persone in mare e oggi sentiamo nostro dovere esprimere il sostegno attivo alle altre navi impegnate in azioni di soccorso che da giorni aspettano un porto sicuro in cui attraccare». E infatti anche la vicepresidente della Fcei, Christiane Groeben, prende parte alla visita che una delegazione di politici, esponenti della società civile e del volontariato compie oggi a bordo della Sea Watch per chiedere con forza, si legge nel comunicato, «una rapida soluzione a quella che rischia di diventare una drammatica violazione del diritto alla protezione internazionale». Groeben non nasconde l’«imbarazzo» perché ai 49 profughi «viene negato il diritto di mettere piede sulla terra ferma europea», e la «tristezza» perché «non so che fine abbia fatto l’idea di un’Europa unita che accoglie lo straniero, non importa di quale etnia, religione o cultura». E aggiunge: «Noi Chiese protestanti italiane e tedesche proponiamo il modello dei “corridoi europei“, come già abbiamo realizzato ecumenicamente con la Tavola Valdese e la Comunità di Sant’Egidio. Chiediamo a chi di competenza di valutare insieme i passi politici necessari. Ci vuole cooperazione e bisogna smettere di far finta che il problema non esista».

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26 maggio 2019

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