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Ponte di pace
sopra l’intolleranza

· Il museo di Terra santa a Gerusalemme ·

La Custodia Francescana di Terra santa è presente in Medio oriente da otto secoli, è stato san Francesco stesso a inviare i primi frati nel 1217. A partire dal 1333, per iniziativa del ministro generale fra Gerardo Eudes e di fra Roger Guerin (che erano della Provincia di Aquitania) e dei Re di Napoli Robertò d’Angiò e Sancia di Maiorca, i nostri frati hanno cominciato a stabilirsi legalmente al Santo Sepolcro, alla Tomba della Vergine, al Cenacolo e a Betlemme. Recupereranno a poco a poco i luoghi santi perduti dopo le Crociate, ma in modo pacifico e si metteranno al servizio della minoranza cristiana, e in dialogo con la popolazione ebraica e musulmana lì presenti. Forte di questa presenza, nel 1342, la Santa Sede, nella persona di papa Clemente vi, che risiede ad Avignone, affida ufficialmente la custodia dei Luoghi santi al nostro Ordine. Come francescani di Terra santa abbiamo principalmente tre missioni: la prima è la cura liturgica, i frati pregano nei santuari, vi assicurano il culto a nome della Chiesa cattolica; la seconda è quella di accogliere e guidare i pellegrini della Chiesa universale 

Uno scorcio di una delle sale del museo

che vengono a fare memoria e venerare il Luoghi santi; infine un ministero pastorale e sociale verso le popolazioni locali.

I pellegrini di Terra santa incontrano i nostri frati quasi esclusivamente nei santuari. Non si rendono sempre conto della nostra presenza in ambito pastorale e, può darsi ancora meno, del nostro impegno a favore della piccola minoranza cristiana, ma anche dei non cristiani. Come francescani siamo stati per lungo tempo gli unici a svolgere il servizio pastorale nelle parrocchie cattolico romane di Terra santa, i cosiddetti “latini”. Ma i nostri frati non si sono limitati a questo, hanno svolto il servizio di insegnanti, di medici, di formatori, di artisti, di studiosi della Sacra Scrittura e di archeologi. Ancora oggi si possono menzionare tra le altre opere di carattere sociale della Custodia: scuole, collegi, centri di ricerca, appartamenti e case per le famiglie a basso reddito, laboratori di formazione professionale, scuole di musica, case di riposo, attività extra scolastiche, colonie per vacanze, dispensari, creazione di posti di lavoro.

È perciò a questa finalità sociale che è destinata una larga parte della Colletta per la Terra santa organizzata in tutto il mondo il Venerdì santo. Come francescani desideriamo essere questo ponte tra la Chiesa universale, che ha la sua origine a Gerusalemme, e la Chiesa locale di Gerusalemme che è cresciuta all’ombra dei santuari. C’è una continuità storica tra le “pietre vive” della prima comunità cristiana alle quali si rivolgevano san Pietro e gli altri apostoli e i cristiani che ancora oggi vivono in Terra santa e testimoniano lì la loro fede. La Custodia di Terra santa è presente inoltre in Israele, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto e nelle isole di Cipro e di Rodi, e anche in altri paesi.

Dopo aver tentato di spiegare brevemente che cosa è la nostra presenza francescana in Terra santa, possiamo ora rispondere alla domanda: perché ci siamo avventurati nel progetto di un museo di Terra santa a Gerusalemme? I circa 300 frati che formano la Custodia di Terra santa hanno già delle missioni impegnative e importanti. Nonostante ciò, sulla via dei nostri predecessori e come frati di san Francesco, vogliamo oggi cercare delle vie nuove e adatte al nostro tempo, per annunciare la Parola di Dio, promuovere i valori e la presenza cristiana in Terra santa, custodirne la cultura e la memoria, fare in modo che la cultura stessa diventi una via attraverso la quale coltivare il dialogo con le altre fedi presenti in Terra santa, e in questo modo dare il nostro contributo alla costruzione di un mondo di pace.

Voi sapete come, in questa area del mondo, la già piccola e minoritaria comunità cristiana sia minacciata, sapete che è in atto un esodo forzato e talvolta volontario della popolazione cristiana, causato anche dalla crescita dei fondamentalismi religiosi che alimentano una cultura dell’intolleranza e dell’eliminazione sistematica della diversità e della differenza. A Gerusalemme esistono musei legati alla storia, alla presenza e alla cultura ebraica e musulmana, ma non c’è un solo museo che sia la sede della memoria, della cultura e della nostra storia cristiana in Terra santa.

Nel corso dei secoli, come francescani ci siamo espressi attraverso il linguaggio della preghiera e delle celebrazioni liturgiche. Lì dove non c’era spazio per una predicazione esplicita del Vangelo, san Francesco aveva chiesto già ai primi frati del nostro Ordine, di adottare un comportamento umile e pacifico, di mettersi a servizio della popolazione tra cui vivevano, cercando di approfondire la conoscenza delle loro tradizioni religiose e culturali per aprire spazi di dialogo. Contemporaneamente, e fin dal principio della nostra presenza stabile in Terra santa, affluirono doni e offerte da parte dei sovrani e dei potenti d’Europa, preoccupati che il culto cristiano fosse celebrato in Terra santa senza interruzione. È così che è nato ciò che alcuni chiamano il “tesoro del Santo Sepolcro”. Un patrimonio artistico eccezionale ma che è prima di tutto un patrimonio legato alla celebrazione della liturgia, un patrimonio di cui come francescani non siamo che i depositari a nome della Chiesa cattolica.

Inoltre, dalla fine del XIX secolo, i nostri frati non hanno smesso di contribuire alla ricerca scientifica e all’archeologia biblica per cercare di stabilire la verità storica dei santuari del cristianesimo. Dopo i primi scavi archeologici condotti secondo i criteri scientifici in uso tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, nel 1924 è nato lo Studium Biblicum Franciscanum, istituto scientifico per la ricerca e l’insegnamento accademico delle Sante Scritture e dell’archeologia biblica. Le varie collezioni sono la testimonianza di una presenza cristiana senza discontinuità dalle prime comunità nate dalla predicazione degli apostoli fino a oggi. E sono queste collezioni che il Terra Sancta Museum vuole rendere accessibili e offrire alla conoscenza di tutti. Questo museo è pensato non solo per i pellegrini che desiderano riscoprire le loro radici cristiane in Terra santa, ma ugualmente per la popolazione israeliana e palestinese, come per i credenti ebrei, cristiani e musulmani, a cui possiamo mostrare una storia comune. Attraverso questo museo, come ricordavo anche poco fa, noi miriamo, a costruire un ponte di pace, anche se fragile. È la nostra vocazione di cristiani nella Terra dell’incarnazione e della nostra redenzione. Forse si tratta di un sogno ambizioso, ma credo che non possiamo sognare meno di questo, se il frutto di questo sogno è poter sperimentare che Gerusalemme la Città santa, la Città del santo, è chiamata a essere la Città della pace.

di Francesco Patton

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25 giugno 2018

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