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Pompei ed Ercolano a Londra

· Grande successo per la mostra al British Museum ·

Un cane si contorce nel dolore, la sua agonia eternata in un calco di gesso. È forse il più celebre tra i calchi di Pompei, scoperto a fine Ottocento all’ingresso della cosiddetta Casa di Orfeo, dove è stata rinvenuta proprio la figura a mosaico di un cane da guardia. Calco e mosaico di quel cane antico sono esposti già da qualche mese al British Museum di Londra in una mostra che sta avendo grande successo: Life and Death in Pompeii and Herculaneum. Il cane, a cui è stato dato il nome di Primus, è il protagonista dell’album didattico con adesivi e figurine per i più piccoli.

Quasi duemila anni fa una catastrofe naturale ha fermato per sempre la vita di queste due cittadine. Il visitatore della mostra londinese viaggia indietro nel tempo per condividere l’intimità delle case e l’allegria delle taverne di Pompei ed Ercolano. Ma il dono di vita diventa destino di morte: insieme ai frutti carbonizzati e alle monete fuse, i calchi delle vittime esposti non sono opere d’arte ma resti di persone vissute, sorprese da una morte terribile. Ne parlo con Maria Cristina White-da Cruz, storica dell’arte esperta di museologia e arte sacra. "All’inizio un filmato - spiega la studiosa - chiarisce subito come l’eruzione abbia distrutto le due cittadine in modo diverso: Pompei fu sommersa da una pioggia di cenere e lapilli (poi solidificata intorno ai corpi delle vittime), mentre Ercolano fu investita in un secondo momento da una micidiale miscela di gas roventi, ceneri e vapore a temperatura altissima (che ha carbonizzato ogni essere vivente e oggetti di materiale organico), per essere poi sommersa da una valanga di fango. Questo preludio audiovisivo spiega anche la vita e le abitudini dei residenti di allora, nel confronto con quelli di oggi nel Golfo di Napoli. Dopo questa introduzione, il visitatore si muove negli spazi di una tipica abitazione pompeiana, con tutti i suoi oggetti e arredamenti. Non c’è museo o scavo archeologico che offra una simile opportunità. Si comincia all’esterno della casa, per strada, evocata da effetti sonori: si sentono il rumore dei passi, il cigolio delle ruote dei carri, i colpi di un fabbro, le voci della taverna. Poi, varcata la soglia domestica, si entra nell’atrio, l’ambiente di rappresentanza, con l’impluvium che raccoglieva l’acqua piovana sotto l’apertura del tetto. Qui, nell’atrio, gli studenti inglesi riconoscono subito il ritratto bronzeo di Lucius Caecilius Iucundus, perché proprio lui figura sulla copertina del loro libro di latino (il Cambridge Latin Course). Arriva poi la cucina, dove sono esposti cibi carbonizzati: fichi, melograni, noci, mandorle, datteri e un bottiglione di vetro che custodisce ancora un grumo secco di olio d’oliva. Su un pane, appena uscito dal forno solo per essere carbonizzato, si vede lo stampo dello schiavo di casa che lo aveva impastato quella mattina. Il visitatore scopre anche abitudini poi cambiate: il gabinetto vicino alla cucina e il grande vaso in cui si mettevano i topi all’ingrasso prima di arrostirli.Visitiamo una mostra allestita nella struttura circolare che era la famosa sala di lettura della British Library, oggi fulcro del Great Court, il grande atrio coperto progettato da Norman Foster, ma sembra proprio di stare in un’antica dimora romana".

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08 dicembre 2019

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