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Politica e servizio

· La democrazia muore se non è sostenuta da una spinta morale ·

"La politica ha due dimensioni, quella del servizio e quella del potere - scrive Luciano Violante nell'intervento che ha tenuto Il 5 marzo a Roma, nell’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, durante il convegno dedicato al tema "Ideas para reformar l’Europa"- La prima attiene ai fini della politica, la seconda attiene invece alle prerogative necessarie perché la politica possa conseguirli. 

Mario Sironi, «I parlamentari» (1940, particolare)

Servizio e potere sono entrambi necessari per la salute delle democrazie; perciò nella titolarità di funzioni politiche è insito il legittimo esercizio dei poteri direttamente e indirettamente necessari per esercitarle. I cittadini sono ben disponibili a riconoscere questi poteri, a condizione che vengano resi i servizi per i quali essi sono riconosciuti e che la somma delle prerogative non sia esorbitante rispetto alla ragione per la quale sono attribuite. Quando i cittadini sono largamente insoddisfatti della politica, il potere è sentito come un intollerabile privilegio".

"Il rispetto e il dialogo - scrive Violante le conclusioni del suol libro Governare. Beati quelli che amministreranno la città con gli occhi dell’altro (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2014, pagine 63, euro 4,50) - dovrebbero sfociare nel compromesso politico, che però gode di pessima fama e attira molteplici sospetti. Il compromesso politico è spesso considerato l’anticamera della corruzione morale, la dimostrazione della mancanza di rettitudine, la prova della disponibilità al tradimento dei principi". Non raramente, quando alcune parti stanno addivenendo a un’intesa, c’è qualcuno che si leva minaccioso a protestare contro il compromesso.

«No al compromesso» è lo slogan più frequentemente usato nel conflitto politico. Naturalmente non tutti i compromessi sono buoni e alcuni tra essi sono certamente frutto di corruzione, ma mancano sostenitori assai autorevoli della bontà del compromesso nell’azione politica, continua l'autore citando il discorso ai parlamentari cattolici tedeschi pronunciato il 26 novembre 1981 a Bonn da Joseph Ratzinger - «Essere sobri e attuare ciò che è possibile, e non reclamare con il cuore in fiamme l’impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. Il grido che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell’umanità dell’uomo e delle sue possibilità» - e Amos Oz, che in un suo recente piccolo libro, Contro il fanatismo (Feltrinelli, Milano 2013), ha raccolto tre lezioni tenute a Tubinga nel 2001: «Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte».

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